Le opposizioni attaccano duramente la maggioranza sul caso delle presunte “schedature” delle scuole in relazione alle iniziative per il Giorno del Ricordo. Al centro della polemica, un’interrogazione parlamentare presentata da esponenti della destra, accompagnata da un elenco di circa quaranta istituti ritenuti “inadempienti” nelle attività dedicate alla commemorazione delle Foibe.
A sollevare per prime la questione sono state Irene Manzi e Cecilia D’Elia, capogruppo del Partito Democratico nelle commissioni Cultura di Camera e Senato, che parlano di un fatto “estremamente grave” e chiedono un chiarimento immediato. Secondo le due parlamentari, la diffusione di una lista di scuole basata su presunte segnalazioni configura “un lavoro di intimidazione e schedatura”, che rischia di tradursi in una pressione politica indebita su istituzioni che dovrebbero operare in autonomia e serenità.
Manzi e D’Elia sottolineano come l’atto di sindacato ispettivo sia una prerogativa legittima del Parlamento, ma non debba trasformarsi in uno strumento per mettere “all’indice” singole scuole. “Questo metodo è sbagliato nel merito e pericoloso nel principio”, affermano, evidenziando il rischio di creare un clima di intimidazione nel mondo dell’istruzione.
Le esponenti dem ribadiscono inoltre l’importanza del Giorno del Ricordo, che – sostengono – deve essere affrontato “con serietà e responsabilità”, nel rispetto della complessità storica e della libertà di insegnamento. Da qui la richiesta al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di intervenire per tutelare l’autonomia scolastica e chiarire eventuali azioni dell’amministrazione in seguito alle pressioni politiche.
Sulla stessa linea anche Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce “incredibile” l’iniziativa attribuita al vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. La deputata parla di un episodio “di particolare gravità”, perché introdurrebbe una logica di controllo e possibile stigmatizzazione nei confronti delle scuole.
Secondo Piccolotti, la predisposizione di elenchi nominativi e la richiesta di verifiche ministeriali rischiano di trasformare una ricorrenza civile in uno strumento di pressione istituzionale, alterando l’equilibrio tra indirizzo politico e autonomia educativa. “Si crea un precedente pericoloso”, avverte.
Per questo Avs ha presentato a sua volta un’interrogazione al ministro Valditara, chiedendo di fermare quella che viene definita una “ricognizione” sulle scuole e di evitare che gli istituti vengano valutati o classificati in base al tempo dedicato al ricordo delle Foibe.
La vicenda apre così un nuovo fronte di scontro politico sul ruolo della scuola e sui confini tra indirizzo politico e autonomia didattica, con le opposizioni che denunciano un tentativo di interferenza e la maggioranza chiamata ora a chiarire contenuti e finalità dell’iniziativa.
Il punto più grave di tutta la vicenda, al di là della polemica sollevata da Fratelli d’Italia, è il fatto che non si dovrebbe neppure discutere se in questa o quella scuola si ricordano le Foibe o una qualsiasi altro evento del passato.
Come tutti sanno (e i parlamentari della Repubblica dovebbero saperlo meglio di chiunque altro) Indicazioni Nazionali, note ministeriali, circolari e altri provvedimenti del genere non sono prescrittivi e non possono imporre nulla.
I comportamenti prescrittivi sono espressamente previsti dalle leggi, per esempio ci sono norme che prevedono che in determinate giornate la bandiera nazionale venga esposta in modo ben visibile negli edifici pubblici ma non esiste una disposizione che obblighi l’insegnante a “fare una lezione” su un determinato argomento in questo o quel giorno dell’anno.
Solo i più vecchi di noi ricordano che il 21 aprile in tutte le scuole d’Italia si celebrava il “Natale di Roma” per ricordare che Roma sarebbe stata fondata il 21 aprile del 753 a.C.; e molti di noi ricordano che genitori e nonni raccontavano che il 5 maggio in tutte le scuole d’Italia si celebrava non la morte di Napoleone ma il fatto che quache anno prima in quella data l’esercito regio era entrato vittorioso ad Addis Abeba. Ma erano altri tempi.