Ennesimo incidente avvenuto durante una gita scolastica: lo scorso 28 aprile, in Toscana, alcuni studenti di una scolaresca in gita sono rimasti feriti dopo che il pullman su cui erano a bordo, in una strada provinciale, ha avuto un incidente rompendo un tombino, è finito a lato della strada: i rami degli alberi hanno rotto i vetri del lato destro del pullman.
Come riporta La Nazione, gli studenti provengono dalla Campania. Il personale sanitario ha prestato le cure ai ragazzi, mentre gli insegnanti e le forze dell’ordine hanno ragguagliato i genitori che, a loro volta contattati dai ragazzi, erano fortemente preoccupati per la situazione.
Un nuovo bus è intanto arrivato ai piedi della collina per il trasbordo dei ragazzi, che hanno quindi fatto ritorno a Montecatini, dove il gruppo, fra alunni e professori, ha l’alloggio.
Chi porta i ragazzi in gita lo fa gratis, risponde penalmente di ogni imprevisto e spesso si ritrova denunciato dai genitori che avrebbe dovuto ringraziare. Non è un caso che le uscite scolastiche siano diventate sempre più rare. Il professor Enrico Galiano, docente e scrittore, ha acceso il dibattito raccontando due episodi che fotografano bene il problema. E i colleghi hanno risposto con storie ancora più emblematiche.
Galiano ha scelto di rispondere alla domanda “perché non portate più i ragazzi in gita?” con due episodi reali. Il primo risale al 2018, durante un’uscita a Bologna con classi di terza media. Mentre il gruppo percorreva la strada verso Piazza Maggiore, uno studente si lanciò improvvisamente in mezzo alla strada inseguendo un chiosco di crepe alla Nutella, proprio mentre transitava un autoarticolato. “Lo afferrai prontamente per la collottola per fermarlo”, ha raccontato il professore, “in quel momento mi sono visto passare tutta la vita davanti. Se fosse successo qualcosa, ora non sarei qui a parlare con voi, ma sarei finito nei guai insieme ai miei colleghi”. Il secondo episodio è ancora più inquietante: durante un pernottamento in una casa degli Alpini, Galiano vide un ragazzo in piedi sul cornicione di un piano superiore che urlava come Tarzan per impressionare i compagni. “Sto ancora cercando il mio cuore per lo spavento”, ha commentato, “perché in quel caso non ci sarebbe stata salvezza”. Nei commenti al suo video, altri docenti hanno aggiunto le proprie esperienze: una ragazzina in coma etilico accompagnata dal professore al pronto soccorso, con successiva denuncia per culpa in vigilando da parte dei genitori poi ritirata; un’alunna che dava fuoco al deodorante in camera con l’accendino; uno studente che a Barcellona si rifiutava di tornare in Italia per una ragazza conosciuta in viaggio. E ancora: una studentessa che racconta di aver dormito in un motel frequentato da camionisti, uno dei quali tentò di entrare nelle camere delle ragazze calandosi con le lenzuola legate, respinto dalla professoressa di ginnastica “tra botte e minacce”.
Galiano si sta mobilitando per rendere nota, il più possibile, questa situazione, lanciando un appello ai suoi colleghi: “Sto ricevendo messaggi INCREDIBILI di cose successe in gita. Se avete voglia di condividere anche voi esperienze assurde, raccontatele pure nei commenti, ne farò un video che spero arrivi a chi di dovere, per stabilire finalmente almeno una diaria sostanziosa per quelle anime pie che si immolano e portano i ragazzi in viaggio d’istruzione! (apostrofo facoltativo)”.
Al centro della questione c’è un dato che molti ignorano: i docenti che accompagnano gli studenti in gita lo fanno su base volontaria e senza retribuzione. Nessuna disposizione di legge obbliga gli insegnanti ad accompagnare gli alunni durante i viaggi d’istruzione o le visite guidate. Se decidono di farlo, avviene volontariamente e nel rispetto del regolamento d’istituto. Le ore eccedenti il normale orario di lavoro non vengono riconosciute, salvo che l’uscita avvenga di domenica, caso in cui è previsto un recupero in tempi successivi. L’eventuale retribuzione tramite il fondo d’istituto è una possibilità, non una certezza: spetta agli organi di gestione della scuola stabilirlo, e deve essere contrattata dal dirigente con la RSU. Galiano lo dice senza mezzi termini: “Io sono un docente che porta volentieri i ragazzi in gita, ma rispondo alla domanda generale chiedendo: quando ci pagherete?”
“Stiamo ragionando per ripristinare la diaria per i viaggi di studio. Il docente che accompagna gli studenti deve avere riconoscimento economico”, questo aveva detto nel giugno 2025 il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ma purtroppo ad oggi nulla è cambiato.
Cosa c’è da sapere sui compensi che vengono percepiti dai docenti accompagnatori? Quanto vengono pagati gli insegnanti per andare in gita scolastica? Abbiamo scritto che ai docenti non spetta alcun compenso aggiuntivo specifico per le gite. Non esiste proprio una voce “gita”: tutto ricade dentro le “ore aggiuntive non di insegnamento”.
Da qualche anno, dell’entrata in vigore della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è stata soppressa la cosiddetta diaria, l’indennità di trasferta sul territorio nazionale per i docenti in gita, prevista dal decreto del presidente della Repubblica del 16 gennaio 1978, n. 513.
Per quanto riguarda i viaggi all’estero, le diarie sono state soppresse dalla legge 122/2010.
I docenti oggi ricevono delle retribuzioni aggiuntive per le gite, ricavate dal Fis, Fondo per le Istituzioni Scolastiche, che fa parte del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.
Secondo la tabella allegata al CCNL scuola 2019/2021 si parla di € 38,50 per ogni ora di insegnamento per attività aggiuntive al servizio curricolare; € 19,25 per ogni ora funzionale all’attività di insegnamento al di fuori delle 40 + 40 ore previste da contratto. In realtà, però, spesso ai docenti, per le gite viene dato un compenso forfettario deciso in sede di contrattazione d’istituto. Questo vuol dire che in ogni scuola può venire assegnato un compenso diverso. Ma è davvero così?
A livello teorico sì: ma nel concreto, sono pochissime le scuole che riescono a dare un compenso di questo tipo ai docenti.
Chi accetta di accompagnare una classe in gita si assume un peso giuridico considerevole. Sul piano contrattuale, la responsabilità ricade sulla scuola dal momento dell’iscrizione, che impegna l’istituzione a garantire la sicurezza degli alunni anche durante le attività extrascolastiche. Sul piano civile, il docente accompagnatore risponde dei danni causati dagli alunni a terzi o subiti dagli alunni stessi, ed è esonerato solo se riesce a dimostrare di non aver potuto in alcun modo impedire l’evento. Sul piano penale, risponde degli alunni affidatigli per tutta la durata del viaggio, anche in caso di lesioni o morte per mancata vigilanza. Un quadro che Galiano sintetizza con una provocazione diretta ai genitori: “Quando firmerete una liberatoria in cui dichiarate che, se succede qualcosa a vostro figlio, gli insegnanti non saranno considerati responsabili? Vedrete che allora ricominceremo a portarli in gita. Ho però il sospetto che non vi fidiate così tanto dei vostri figli da firmare una simile liberatoria”.