Il filosofo Umberto Galimberti, a OnePodcast, spazio de La Repubblica, ha parlato di scuola. Ecco le sue riflessioni sul ruolo dei docenti, sull’educazione sessuale e affettiva e sulla filosofia.
Innanzitutto l’esperto ha parlato di filosofia, che secondo lui andrebbe fatta con maggiore attenzione a scuola, già da piccoli: “Oggi chi si laurea in filosofia non insegnerà mai filosofia. Questo significa togliere il futuro. Padri e nonni non possono dire ‘ai miei tempi’, quelli erano tempi fortunatissimi, il futuro ti aspettava. La filosofia non ha niente da insegnare. Bisognerebbe introdurre la filosofia fin dalla prima elementare, per far svegliare nei ragazzi che quello che gli hanno insegnato i genitori non sia proprio giusto”.
Ed ecco poi un attacco a certi docenti: “Abbiamo un repertorio grandioso dove imparare i sentimenti, che è la letteratura. La letteratura insegna cosa è il dolore, l’amore, l’angoscia, la speranza. Bisogna riempire la scuola di letteratura, non di computer. I computer i ragazzi li sanno maneggiare già. Un quarto d’ora di lezione frontale vale più di due ore di computer. E i cattivi maestri si cacciano, e si prendono quelli buoni. Si può fare in Italia? No, perché i professori sono di ruolo. E quando non funzionano lo sanno tutti. Eliminiamo i ruoli”.
Galimberti, intervenuto a La Fiera delle Parole a ottobre a Padova, ha parlato di quella che lui ha chiamato “età della tecnica“. Per spiegare di cosa si tratta ha utilizzato anche un esempio che ha a che fare con la scuola.
“Cosa è l’età della tecnica? Se un insegnante fa benissimo tutto il programma ministeriale senza aver mai guardato in faccia uno studente, o seguito nell’età incerta dell’adolescenza, lui è a posto. Se un altro ha parlato con gli studenti, li ha seguiti nella loro evoluzione, ma non ha finito il programma rischia il posto”, ha detto, durissimo.
“Bisogna fare le azioni prescritte e descritte dall’apparato, a cui non interessa cosa si prova. Se si prova qualcosa che inceppa il funzionamento non va bene”, ha concluso.