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26.02.2026
Aggiornato il 27.02.2026 alle 12:59

Studente colpisce compagno con un martello: scena di ordinaria follia a scuola

Una vicenda che ha dell’assurdo. Altro che “banali” coltelli, pistole ad aria compressa: in una scuola di Gela, in provincia di Caltanissetta, uno studente è stato colpito da un compagno con addirittura un martello.

Liti pregresse?

Come riporta Ansa, la vittima è minorenne, ha quindici anni. Nell’istituto superiore sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e i sanitari del 118. Il ragazzo ferito è stato soccorso e condotto al pronto soccorso. Non sarebbe in gravi condizioni.

Ancora da chiarire i motivi della lite degenerata nell’aggressione. La Polizia sta ricostruendo la dinamica dell’accaduto. Pare che tra i due ci fossero state discussioni in precedenza.

Troppi oggetti pericolosi a scuola?

In questi giorni altri oggetti pericolosi sono stati introdotti a scuola dai ragazzi: coltelli, coltelli fatti in casa o stampati in 3D, machete.

Il commento della Regione

“Quanto accaduto a Gela è un episodio gravissimo. La sola idea che una persona possa uscire di casa armata è già di per sé sconvolgente; pensare che uno studente possa entrare in una scuola con un martello nello zaino è inaccettabile. A nome della Regione Siciliana esprimo la mia più sentita vicinanza al ragazzo aggredito, al docente intervenuto prontamente in suo soccorso e rivolgo un grande abbraccio a tutta la comunità scolastica dell’istituto Ettore Majorana”. Lo afferma l’assessore regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, Mimmo Turano.

“Da prime ricostruzioni – prosegue l’assessore Turano – emergerebbe un possibile legame con episodi di bullismo. Confidando che la magistratura faccia piena luce sulla vicenda, ricordo che la Regione è impegnata da tempo nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Negli ultimi due anni sono stati investiti circa 2,3 milioni di euro nel progetto ‘Uno, nessuno, 100 giga’, realizzato con l’Usr Sicilia e il Telefono Azzurro, che ha coinvolto migliaia di studenti, docenti e genitori con reti di protezione, campagne di sensibilizzazione e supporto alle famiglie. Ai ragazzi che vivono situazioni di disagio rivolgo un appello: non chiudetevi in voi stessi e non rifugiatevi nella violenza, chiedete aiuto. Le istituzioni sono al vostro fianco”.

Il commento del Cnddu

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani è intervenuto con una riflessione di carattere giuridico, educativo e mediatico in merito all’episodio.

“Un atto di violenza nello spazio scolastico evidenzia la fragilità del sistema di prevenzione quando questo resta affidato a interventi episodici e non integrati. La responsabilità individuale resta centrale, ma il diritto contemporaneo — in particolare nell’ambito minorile — impone di interrogare la responsabilità organizzativa e la capacità delle istituzioni di intercettare precocemente il disagio, i conflitti e le dinamiche relazionali deteriorate. La prevenzione, in questo quadro, assume natura di funzione pubblica essenziale e non di progettualità accessoria.

La dimensione mediatica del caso conferma una criticità ricorrente: la violenza scolastica viene raccontata come emergenza improvvisa, mentre l’esperienza educativa dimostra che tali episodi sono spesso preceduti da segnali progressivi. Questa distanza tra racconto e realtà produce un effetto distorsivo che ostacola la costruzione di politiche stabili. Spostare l’attenzione dalla cronaca del gesto alla struttura delle risposte rappresenta oggi una priorità istituzionale.

In tale prospettiva, il CNDDU ritiene necessario aprire una interlocuzione diretta con il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché l’episodio di Gela diventi occasione per rafforzare la dimensione preventiva del sistema scolastico attraverso una scelta normativa e organizzativa chiara: riconoscere la sicurezza educativa come infrastruttura pubblica immateriale, stabile e finanziata in modo continuativo.

All’interno di questa visione, assume carattere strategico la realizzazione di un piano formativo antiviolenza nazionale fondato sulle più recenti metodologie socioeducative, orientate alla prevenzione relazionale, alla gestione dei conflitti, alla giustizia riparativa, all’educazione emotiva e alla responsabilizzazione dei gruppi. Un piano di tale natura non dovrebbe configurarsi come intervento parallelo, ma come asse strutturale della didattica, capace di incidere sulle pratiche quotidiane e sul clima scolastico.

La proposta del CNDDU consiste nel collegare organicamente questo piano formativo a un nuovo modo di concepire e realizzare i percorsi di Educazione civica. Ciò significa superare una impostazione prevalentemente contenutistica per orientarsi verso una Educazione civica esperienziale, preventiva e trasformativa, in cui i diritti umani, la non violenza, la responsabilità digitale, la gestione del conflitto e la cultura della cura diventino competenze praticate e non solo temi trattati.

Dal punto di vista giuridico, tale integrazione rafforzerebbe l’effettività dell’Educazione civica come strumento di attuazione dei principi costituzionali; dal punto di vista organizzativo, consentirebbe continuità e coerenza tra prevenzione e curricolo; dal punto di vista economico, trasformerebbe la formazione antiviolenza in investimento strutturale capace di ridurre nel tempo i costi indiretti generati dagli eventi critici.

Il caso di Gela evidenzia infatti una criticità di governance: il rischio educativo è permanente, mentre gli strumenti di prevenzione sono spesso temporanei. Un piano formativo antiviolenza stabile, integrato nell’Educazione civica e sostenuto da una cornice nazionale, permetterebbe alle scuole di operare con maggiore prevedibilità, di costruire memoria professionale e di intervenire prima che il conflitto si trasformi in violenza.

Rivolgiamo pertanto al Ministro Valditara l’invito ad avviare un percorso normativo e finanziario che riconosca formalmente la prevenzione della violenza come funzione ordinaria dell’istruzione, promuovendo un piano formativo antiviolenza integrato nei percorsi di Educazione civica e sostenuto da continuità professionale e risorse dedicate. Tale scelta rappresenterebbe un passaggio decisivo per colmare la distanza tra principi giuridici, narrazione pubblica e realtà quotidiana delle scuole.

La scuola può restare luogo di fiducia solo se diventa capace di anticipare il rischio e di trasformare il conflitto in apprendimento. Episodi come quello di Gela devono diventare snodi decisionali che orientano politiche stabili, perché la sicurezza educativa non è una risposta all’emergenza, ma una condizione di effettività dei diritti umani”, concludono.

Metal detector a scuola

Per quel che riguarda la sicurezza nei plessi scolastici, ha detto Valditara, “sta andando molto bene la nota congiunta firmata da me e dal collega Matteo Piantedosi sui metal detector mobili su richiesta delle scuole”: viene confermato, come era stato annunciato alcune settimane dallo stesso ministro dell’Istruzione, che i metal detector saranno utilizzati solo su richiesta motivata delle scuole e solo in alcuni giorni, no certo continuativi.

“Purtroppo anche qua, come nel campo dell’istruzione tecnica professionale – ha aggiunto Valditara -, scontiamo una opposizione fuori dalla realtà, fuori dal mondo quando si dice che è repressione, come credo abbia detto anche” la segretaria generale del Pd, “Schlein secondo la quale è repressione mettere un metal detector davanti alle scuole. Vuol dire che non si è capito proprio come stanno le cose”.

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