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03.03.2026

Garufi e i frammenti di una Sicilia che cerca un futuro di sviluppo

“Frammenti per la Sicilia”, di Franco Garufi, Navarra Edizioni, 15,00 €, è una sorta di viaggio tra le strade scoscese e sconnesse, con qualche rettifilo, della storia economica e sociale della Sicilia nell’ultimo ventennio, con delle considerazioni finali che fanno riflettere, se non addirittura preoccupare, se la politica, quella seria, non sopravvede.

Che è proprio la politica a latitare nell’Isola, dalla gestione dei fondi europei al mancato uso della realizzazione delle infrastrutture, alle battaglie dei partiti per la gestione dell’Ars, mentre la sinistra è andata sempre più perdendo terreno, dopo l’apparente fiammata di Rosario Crocetta.

Una sezione del libro è infatti dedicata proprio alla disamina “storica” di questi avvicendamenti politici, lungo i quali l’autore sembra evitare di lanciare il suo pensiero, come nella esperienza del “cuffarismo” o del partito sicilianista di Raffaele Lombardo in competizione, alle elezioni regionali del 2008, con Anna Finocchiaro, il cui esito, prevedibile, aprì la stura a infiniti dibattiti, ma senza alcuno insegnamento per il futuro.

Un saggio, dunque, per certi versi insolito, nel quale, alla inoppugnabilità dei dati riportati nelle varie tabelle, che lo dimostrano coi numeri, fra le quali interessante appare quella coi flussi economici, FESR- POR- FSC, di cui la Sicilia ha beneficiato, emerge nel contempo una realtà in qualche modo fuori dagli schemi preconcetti, compresa la domanda: servono, sono serviti questi soldi europei all’Isola per lo sviluppo? Certamente sì, se non fosse per il loro spesso mancato o scarso o superficiale utilizzo.

Nel senso, suggerisce Garufi, che la Sicilia è una sorta di continente dall’ambivalente fronte: diseredata ma anche figlia d’arte e dunque con buone potenzialità di sviluppo, nonostante l’emigrazione negli ultimi anni abbia preso strade affollate, con relativa perdita di laureati ma anche di manodopera specializzata.

Critico, il testo ha una sua singolarità che viene declamata al lettore già nella copertina, dove, accanto al nome dell’autore, si legge: scritto con “Chat gpt 5”, a cui vengono chieste le domande capitali per interpretare e capire il mondo siciliano, con le sue contraddizioni, i punti di forza ma pure le debolezze, troppi. Tipo: quale sarà il futuro della Sicilia? Bella domanda, ma con secche risposte, per lo più prevedibili, considerati i dati, le riflessioni, le politiche sociali, gli schieramenti, il tessuto economico ma anche quello criminale e mafioso.

Paradossale, come i suoi mancati appuntamenti con la storia, la Sicilia lascia inoperosi le grandi riserve culturali ed economiche per bivaccare nella pigrizia e pure nella inefficienza burocratica, come è stato per gli ultimi fondi PNRR relativi, per esempio, alla costruzione degli asili nido, mentre Garufi snocciola i dati relativi ai disoccupati, Neet, Pil pro capite e imprese. A cui bisogna aggiungere i grandi numeri degli abbandoni scolastici.

In ogni caso, convince pure il fatto che la cosiddetta Intelligenza Artificiale, in qualche modo coincida col pensiero più comune di chi conosce l’Isola e la vorrebbe preservare: “La Sicilia avrà un futuro se a decidere non saranno le lobby e gli interessi costituiti, ma le donne e gli uomini che nell’isola vogliono costruire la propria esistenza”.

Che sembra un ottimo viatico per immaginare un futuro diverso, se alle lobby e agli interessi costituiti piacerà, che è come dire: “A Dio piacendo”.

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