Home Archivio storico 1998-2013 Indicazioni nazionali Gelmini a tutto campo: tagli necessari, ma non al sostegno

Gelmini a tutto campo: tagli necessari, ma non al sostegno

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Conferma la politica dei tagli del superfluo, promuove il ritorno al maestro prevalente, rivela di non mettere mano al sostegno, auspica miglioramenti alla scuola media, promette che laddove necessario innalzerà il rapporto alunni-docenti e che porterà a termine la riforma del reclutamento dei docenti. È un Ministro dell’Istruzione a tutto campo quello ascoltato il 30 giugno durante la trasmissione “Radio Anch’io”. Rispondendo a decine di domande, poste da alcuni giornalisti e dagli ascoltatori, la Gelmini ha confermato le linee di tendenza del suo operato aggiungendovi alcune intenzioni sinora non del tutto esplicitate.
A proposito della necessità di una scuola incentrata sul rigore e sul merito, il  ha spiegato che “ce lo dicono i dati Ocse”. Questa necessità, comunque, non andrà ad intaccare il diritto allo studio: ad iniziare dagli studenti disabili, a proposito dei quali Gelmini ha detto che “nel prossimo anno, a differenza di quanto detto sinora dalla sinistra, avranno garantito lo stesso numero di insegnanti di sostegno di quello in corso”. Difesa piena anche sul fronte dell’innalzamento del rapporto alunni-docenti: premesso che rispetto all’Ue il nostro Paese ha l’obbligo di allinearsi, “in certi casi – ha detto – la concentrazioni di alunni è stata dovuta al piano di edilizia scolastica in corso. Si tratta comunque di casi sporadici, quelli forzati, inferiori al 10%”.
Novità in vista, e questa è una new entry, sul fronte della scuola media inferiore: “occorre ripensare al segmento della scuola media – ha detto Gelmini – perché non sempre riesce a preparare adeguatamente gli studenti all’istruzione superiore”. Il responsabile del Miur ha spiegato che occorre, in particolare, migliorare l’offerta formativa relativa ad alcune materie base, come la matematica e la lingua straniera. Ma in particolare bisognerà “dare più peso allo studio dell’italiano” (nella recente riforma, tuttavia, questa disciplina è stata sorprendentemente ridotta proprio dalla gestione Gelmini ndr). A proposito del delicato passaggio dalle medie alle superiori, ha inoltre indicato fondamentale rafforzare “l’orientamento perché è meglio indirizzare un alunno subito nella scuola adatta”.
Confermato in pieno, invece, il ritorno al maestro prevalente, anche perché i nostri bambini hanno bisogno di “un docente unico di riferimento”. E poi, ha specificato il Ministro, con questo modello “è aumentato il numero ragazzi che fruisce del tempo pieno, circa 50.000 in più”. Malgrado i sindacati e diversi docenti sostengano il contrario, Gelmini ha detto che “non siamo ancora in grado di soddisfare tutte le richieste” e comunque si tratta di “dati degli Uffici scolastici regionali”.
A proposito, infine, delle nuove modalità di assunzione dei docenti, il Ministro ha spiegato che “la riforma del reclutamento degli insegnanti verrà completata entro la fine della legislatura: in quest’ottica è già stata rivista la procedura della formazione dei nuovi insegnanti”.
Forti critiche sono piovute dall’opposizione: secondo Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria Pd”non è il maestro unico in sole 24 ore di scuola, e i tagli indiscriminati fin qui fatti, che aiuteranno gli studenti a raggiungere i necessari livelli di apprendimento della nostra lingua. La ‘scuola azienda’ gelminiana, che taglia risorse umane e non lascia spazio alla ricerca e all`innovazione didattica, sarà dunque il colpo di grazia al nostro sistema scolastico”.
Piccato anche il commento della Rete degli studenti, secondo cui Gelmini continua a “nascondere dietro la maschera di una scuola del rigore e del merito, l’unico criterio con cui si è occupata di scuola in questi anni: tagliare e far cassa”. Contestati molti passaggi dell’intervento del responsabile del Miur: dall’aumento dei bocciati (“viene visto come la vittoria del merito, quando, nella realtà, non è altro che il fallimento della scuola pubblica”), alla diminuzione delle ore (“fatta con l’unico criterio del risparmio” e “giustificata con una particolare teoria sull’attenzione che ad un certo punto cala”). Agli studenti non è piaciuto nemmeno il giudizio positivo su come stanno procedendo gli esami di Stato: “il ministro invece di organizzare una riforma strutturale della prova condivisa con le parti sociali, parla di tracce gradite agli studenti per la loro attualità, dimenticandosi delle proposte degli studenti per modernizzare la prova”.