Mariastella Gelmini – ministra dell’Istruzione durante l’ultimo Governo Berlusconi e oggi senatrice di ‘Noi Moderati’ – ripercorre con ‘La Tecnica della Scuola’ i motivi che portano tre lustri anni fa ai contestati tagli miliardari (oltre 8) alla scuola pubblica, figli della Legge 133/08 con gli articoli 15-17, 64 e 66.
“Quando si fa – dice Gelmini ai nostri microfoni -, si commettono sempre degli errori, non voglio dire che la mia riforma fosse perfetta però onestamente non era neanche l’invasione delle cavallette come è stata presentata, perché la sinistra ha fatto un’opposizione fortissima su dei tagli che riguardavano l’8% della spesa corrente. Ma i bilanci della dell’istruzione sono molto spostati sulla spesa corrente e lasciano poco spazio all’investimento”.
E ancora: “se noi vogliamo una scuola di qualità, capace di stare al passo con l’Europa, dobbiamo ottimizzare nella Pa, come nella scuola, la spesa corrente, investire più nella qualità che passa anche per la personalizzazione della didattica. È il percorso che ci indica l’Europa”.
Se tornassi a Viale Trastevere? “Punterei sulla sicurezza delle scuole e sulla valutazione, che non è un modo per punire maper valorizzare gli insegnanti migliori e per mettere al centro la meritocrazia”.
Gelmini, si è parlato in questi anni tantissimo dei tagli della legge 133 del 2008, quando lei era ministra. Cose è che non rifarebbe, alla luce di come sono andate le cose: cosa toglierebbe da quel discusso provvedimento?
Ma guardi, quando si fa si commettono sempre degli errori. Quindi, io non è che voglio dire che la mia riforma fosse perfetta, però onestamente non era neanche l’invasione delle cavallette come è stata presentata, perché la sinistra ha fatto un’opposizione fortissima su dei tagli che riguardavano l’8 per 100 della spesa corrente, Ma i bilanci della dell’istruzione sono bilanci molto spostati sulla spesa corrente che lasciano poco spazio all’investimento. Io credo che ancora adesso la scuola soffra di una scarsità di investimenti e potrebbe efficientare la spesa corrente. Quindi, il tentativo che noi avevamo fatto era quello di riequilibrare queste due voci. Più che di un taglio era una redistribuzione della spesa nel versante degli investimenti. Questa strada io la rivendico e credo che se noi vogliamo una strada una scuola di qualità e capace di stare al passo con l’Europa dobbiamo ottimizzare nella pubblica amministrazione come nella scuola la spesa corrente dobbiamo investire di più nella qualità e questa è il percorso che ci indica anche l’Europa una qualità che passa anche per la personalizzazione della didattica”.
Un punto su cui il ministro Valditara più volte si è più volte espresso: una qualità della didattica che però continua a sussistere in classi composte anche da tanti alunni.
Beh, diciamo che sì, il tema delle classi cosiddette pollaio c’è, ma visto la riduzione demografica, onestamente non credo che sia un tema centralissimo. Mi convince di più la necessità di personalizzare il corso di studi, di contrastare la dispersione scolastica e di rafforzare l’orientamento degli sforzi. In questi anni sono stati fatti però, lo vedo quando vado all’interno delle scuole e parlo con i ragazzi di quarta e quinta superiore. C’è difficoltà da parte loro nel fare una scelta consapevole dell’università, questo c’è anche tra la scuola secondaria di primo grado e la scuola superiore. Quindi, occorre orientare i nostri ragazzi per renderli consapevoli delle scelte: vuol dire metterle nelle condizioni di sviluppare il talento e contrastare la dispersione. Questo focus è un qualcosa che dobbiamo ancora fare.
Tra un anno ci saranno le elezioni: facciamo un sogno. Voi andate al governo e Gelmini torna all’istruzione: quali sono i primi due provvedimenti?
Ma guardi, innanzitutto l’edilizia scolastica nel senso che noi abbiamo questa difficoltà nel trovare le risorse ma ancor di più nello spenderle. Troppe volte mi capita di entrare in scuole che sono fatiscenti, dove lo spazio per la palestra e per lo sport è molto limitato, quindi noi dovremmo trovare il modo di velocizzare gli investimenti nella scuola e di migliorare la qualità dell’edilizia delle nostre scuole. E questa è la prima cosa.
Il secondo punto, sarò impopolare, ma a me piacciono le sfide difficili cioè quella della valutazione, perché una scuola che per troppi anni, anche a causa del sindacato, mi lasci dire, non ha svolto e non ha fatto passi avanti nella valutazione è una scuola che ha appiattito lo stipendio degli insegnanti verso il basso. Noi dobbiamo introdurre con più forza la valutazione che non è un modo per punire ma è un modo per valorizzare gli insegnanti migliori e per mettere al centro la meritocrazia. Quello che è certo è che la rinascita, il rilancio, la crescita di questo Paese passa dalla scuola e passa dalla valorizzazione della carriera degli insegnanti. Su questo il Paese ha un vuoto, ha perso molto tempo, ma da qui bisogna ripartire.
La valutazione quindi riguarderebbe tutto il personale della scuola e sulla quale si sta dibattendo anche all’Aran?
Con i nuovi contratti si sta dibattendo anche all’Aran qualcosa sul versante della meritocrazia: chi lavora benne nella scuola deve essere valorizzato, deve essere considerato e deve essere anche pagato e noi non possiamo rassegnarci a quelle classifiche che purtroppo in Europa ci vedono nella seconda parte, perché dobbiamo fare qualche scatto in avanti e quindi bisogna motivare e valorizzare i migliori all’interno della scuola.