Una sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, ha condannato ad un anno e otto mesi di carcere un genitore che aveva picchiato il vicepreside della scuola media frequentata dalla figlia, fatto accaduto nel 2023.
L’insegnante fu colpito con violenti pugni al volto che gli hanno provocato complicazioni al bulbo oculare. Soddisfazione da parte di Ancodis, Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici e figure di sistema. In un comunicato hanno ripreso le proprie proposte, in parte già adottate dal legislatore:
a) Prevedere l’aggravante per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale nella scuola proprio per la sua specificità (luogo di formazione e di educazione) e per la presenza di minori (spesso queste aggressioni avvengono in presenza di minori che subiscono turbamenti psicologici) – ADOTTATO!;
b) Risarcire il docente vittima di aggressione fisica – sulla base dei danni biologico e morale rilevati – con una specifica indennità economica ed un riconoscimento giuridico da valere nella progressione di carriera;
c) Risarcire l’Istituzione Scolastica – ADOTTATO;
d) Determinare una forma di “D.A.SCO.” (Divieto di Accedere alle manifestazioni SCOlastiche) temporaneo per alunni e permanente per i genitori violenti;
e) Istituire una giornata nazionale contro ogni forma di violenza verso le scuole e gli operatori (furti e danni ed aggressioni fisiche e verbali) – ADOTTATO (15/12);
f) Convocare annualmente una conferenza nazionale della Scuola sul tema.
“Ovviamente – dichiara il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero – la soluzione non può essere limitata all’azione sanzionatoria ma deve porre al centro il patto etico con le famiglie favorendone la corresponsabilità educativa anche nel processo di prevenzione per non arrivare poi alla sanzione disciplinare per gli alunni se non addirittura ad un provvedimento giudiziario come in questo caso. C’è di mezzo la credibilità dell’Istituzione scolastica che rappresenta uno dei pilastri del sistema Paese e che ne determina la qualità della convivenza civile e del futuro delle nostre giovani generazioni”
Il padre della studentessa “entrò nella scuola e raggiunse l’atrio dell’istituto dove si trovavano genitori di alcuni alunni che protestavano contro un insegnante accusato di presunte molestie, accuse poi rivelatesi infondate”.
Il genitore, quindi, scambiò “il docente accusato di molestie” con quello additato dagli altri genitori “e lo colpì con violenza”: durante la testimonianza nell’Aula del tribunale, l’imputato disse di aver dato solo un semplice “schiaffetto” all’insegnante.