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Giannelli (ANP): riconoscere il ruolo dei DS e l’impegno di tanti docenti [INTERVISTA]

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Quali sono le priorità che la Ministra Azzolina dovrà affrontare nei prossimi mesi? Ne parliamo con Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi.

Presidente, il cambio del Ministro e la separazione di Istruzione e Università sono il fatto del giorno. Come commenta?

I due futuri Ministri sono entrambe persone che conoscono molto bene i loro mondi di provenienza e quindi sono fiducioso nel loro operato, riservandomi ogni giudizio di merito dopo che avranno avuto modo di agire in concreto.
Ritengo comunque positiva la separazione dei due dicasteri in quanto gli stessi sono caratterizzati da grande complessità e da specifici problemi.

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A suo parere, su cosa dovrebbe concentrarsi l’attenzione del Ministro nei prossimi mesi?

Ritengo che qualsiasi dibattito serio sulla scuola non possa che partire prendendo in considerazione la centralità del ruolo del DS in quanto garante della qualità degli apprendimenti e responsabile della buona gestione delle istituzioni scolastiche autonome. Un ruolo che non viene messo in discussione in nessuna nazione evoluta ma che da noi, purtroppo, è talvolta aggredito con preconcetta ostilità anche da personaggi titolari di alte cariche istituzionali che giungono a qualificare la categoria dei dirigenti come “lobby”, nella accezione più negativa del termine, e a ritenerci addirittura “dannosi”. Si tratta di un comportamento inaccettabile, irresponsabile e privo di qualsiasi senso dello Stato.

E questo come si dovrebbe tradurre, in termini di gestione del sistema scolastico?

Nello specifico, il fatto che le risultanze delle rilevazioni OCSE-PISA siano costantemente insoddisfacenti da molti anni dovrebbe convincerci della necessità di cambiare qualcosa, alleggerendo il peso della burocrazia che incombe sui dirigenti – e sappiamo bene quanto si tratti di un peso gravoso, se solo pensiamo alla complessa e spinosa tematica della sicurezza – affinché gli stessi possano concentrarsi maggiormente sulla organizzazione della didattica e sul miglioramento degli apprendimenti.  A questo scopo, è essenziale anche che sempre più docenti si riconoscano nel paradigma culturale secondo cui l’attenzione va spostata dall’insegnamento all’apprendimento: anche se è vero che la qualità del primo è una condizione necessaria per quella del secondo, alla fine è questa che interessa davvero a noi tutti.

E qui, però, tocchiamo un punto delicato: come fare a riconoscere l’impegno e le competenze dei docenti, in modo condiviso e trasparente?

Qualsiasi lavoratore dipendente è tenuto a lavorare con adeguata diligenza secondo la generale previsione contenuta nell’articolo 2104 del codice civile. È lecito dunque chiedersi come fare a premiare l’impegno di chi supera la “normale” diligenza prevista dal codice e il bonus costituisce proprio la risposta a questa domanda, una volta che si identifichi il maggior impegno con la qualità. Purtroppo, anche su questo si accendono delle polemiche periodiche e pretestuose, oltre che prive di fondamento giuridico e scientifico.

Ma la scuola ha una sua specifica organizzazione, per esempio ci sono gli organi collegiali che non sono previsti in altri settori

E’ vero, ma resta il fatto che, per ottenere gli auspicabili miglioramenti della qualità del servizio, i dirigenti devono disporre di prerogative che consentano loro di incidere effettivamente sulla gestione scolastica: sotto questo punto di vista, va richiamata la rilevanza del bonus premiale. Il bonus, chiamato “premio di produttività” in altre amministrazioni pubbliche senza che nessuno si scandalizzi per questo, ha necessariamente carattere discrezionale in quanto rimesso alla valutazione del dirigente ed è funzionale al raggiungimento di quegli obiettivi gestionali assegnati al dirigente stesso.
Ritengo anche essenziale che si introduca nelle scuole – come in tutte le amministrazioni pubbliche – un vero e proprio middle-management per renderle effettivamente gestibili: oggi ogni dirigente deve occuparsi in media di 125 dipendenti e questo è materialmente impossibile. Così come è necessario consentire ai docenti più impegnati nella didattica di poter “fare carriera” per merito. Tutte idee pacificamente attuate all’estero ma che da noi sono un tabù culturale che dobbiamo superare.

Resta il fatto che il bonus premiale non è visto di buon occhio dai docenti

La realtà delle scuole è sotto gli occhi di tutti: vi sono tanti docenti che lavorano molto di più e molto meglio del “minimo sindacale” ed è quindi giusto, oltre che doveroso, che il dirigente li remuneri per il surplus di ore di lavoro e li “premi” per il surplus di impegno e diligenza. Questo punto di vista è condiviso da tanti docenti che credono in una scuola migliore e che lavorano per renderla tale.

Sul piano operativo, cosa si aspetta dalla Ministra Azzolina?

Per quanto riguarda la neo Ministra Azzolina, ci attendiamo che tenga fede all’impegno – assunto dal MIUR il 29 ottobre 2019 – in materia di sicurezza e auspichiamo finalmente che tenga nella dovuta considerazione il ruolo strategico della dirigenza delle scuole: senza una dirigenza forte e sostenuta dall’Amministrazione, non avremo alcuna speranza di raggiungere, ed eventualmente superare, l’esempio dei migliori sistemi educativi esteri.s