Home Politica scolastica Giannini: “Ecco cosa farò per il rilancio dell’Istruzione”

Giannini: “Ecco cosa farò per il rilancio dell’Istruzione”

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Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini illustrerà oggi alla VII Commissione al Senato, il suo manifesto programmatico. Tante le questioni su cui avrà i riflettori puntati, in particolare su scatti, finanziamenti e reclutamento. Intanto in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, il ministro fa il punto ad un mese dal suo insediamento. “Vorrei riuscire a trasformare un ministero dell’emergenza in un ministero di prospettiva. Un piano di tre anni, medio termine. Lo presento oggi pomeriggio in Senato”. Tante le emergenze affrontate, dalla protesta degli Lsu fino al pasticcio degli scatti: “Si va avanti con il soffio al cuore, ma questo posto ha bisogno di progetti che poi si realizzano. I nostri giovani devono imparare a dialogare col mondo, per questo serve una full immersion già alla primaria con insegnanti madrelingua o quasi. Bisogna ampliare l’offerta degli istituti tecnici specializzati a cominciare da quelli per il turismo e i beni culturali”. Saranno quattro le linee politiche illustrate in Senato: programmazione, semplificazione, attuazione e verifica.
Sul reclutamento, Giannini è chiara: “Oggi ci sono i Tfa ordinari, quelli speciali, i Pas, le vecchie Ssis, una follia. Il prossimo tirocinio formativo lo confermerò, ma mi attiverò subito per varare un’unica forma di abilitazione a professore entro il 2018”. I tirocini andranno fatti nel corso dell’ultimo anno di laurea magistrale, è già cosi all’estero. I candidati non sprecheranno mesi ad aspettare la data di riapertura di questa fisarmonica che è ormai un concorso e potranno formarsi per insegnare già durante gli studi. Insegnanti a chiamata anche a scuola? Intanto assorbiamo i 178mila supplenti precari su 800mila insegnanti totali. Costano cifre spropositate. Assumendoli, risparmieremo. E poi insisto: merito e valore anche nella scuola, maestri e professori devono ritrovare prestigio mentre spesso sono demotivati da un egualitarismo nefasto: tutti devono fare le stesse cose con lo stesso stipendi. Oggi la scuola è un acquario a cui hanno tolto l’ossigeno.
Gli scatti d’anzianità sono arcaici. Dobbiamo consentire a chi ha voglia di lavorare e ritrovare la sua missione di insegnante di essere gratificato anche sullo stipendio. Creerò nuovi ruoli, nuove funzioni. Un esempio? Il coordinatore delle materie umanistiche all’interno dell’istituto avrà un premio in busta paga. E, ovviamente, lavorerà più ore. I presidi mi hanno detto sì, sui nuovi stipendi mi muoverò subito”. Il ministro insiste anche sulle lingue straniere: “Dobbiamo lavorare sulle lingue, possibile che in Italia si parli questo pessimo inglese? A 18 anni bisogna stare almeno al livello C2. Cercheremo di immettere nelle nostre scuole insegnanti madrelingua o “native like”. E dovremmo sperimentare classi “di solo inglese” e “solo francese”. Le due ore a settimana propinate da insegnanti oggettivamente scarsi servono a poco.
Infine il ministro si dice contrario all’adozione del bonus maturità: “Non mi piace, il destino di un ragazzo non può dipendere da una giornata: quindi diamo premi da spendere all’università ai migliori diplomati, ma valutiamoli su tutto l’arco scolastico”.

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