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Giochi matematici internazionali, a Milano la finalissima

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“Che cosa è un gioco matematico?” Risposta: “Chi lo sa!”. 
Prendetela un po’ come una battuta, un po’ come una nota di sarcasmo e ilarità, anche (perché no?) prendetela come un paradosso matematico, ma in questa affermazione c’è qualcosa di vero! Eccome. Perché alla fine per dirla con Robert Ghattas (giovane scrittore italo-canadese laureato in matematica) “senza sapere che cosa è un logaritmo si vive” (e forse anche bene!), ma sarebbe sempre un qualcosa che mancherebbe nel bagaglio culturale complessivo della persona.
E’ anche vero che tra teoremi e dimostrazioni a scuola la matematica è diventata un’ossessione. Gli studenti lo sanno “bene”, ma “benissimo”. Al solo pensiero di sentir parlare di numeri spesso si storce il naso. Per non parlare poi di alcuni, che la considerano un vero e proprio incubo!
Giorgio Dendi, vincitore della finalissima parigina di Giochi Matematici nel 2000, sottolinea come “già Platone era convinto che un ‘Gioco Matematico’ potesse stimolare un ragazzo a prendere confidenza con i numeri, cosa che lo porterà a risolvere agevolmente i problemi della vita (lui pensava a situazioni belliche … speriamo che ora gli scopi siano diversi)”.
Ma non serve andare così indietro nel tempo e scomodare Platone. Lucio Lombardo Radice (1916-1982), un grande matematico italiano, rivolgendosi ai suoi colleghi diceva: “Cari colleghi insegnanti, ma perché qualche volta, per controllare quello che i vostri allievi hanno imparato, non fate in classe un’ora di palestra di giochi intelligenti, invece di interrogare? Imparare a giocare, stabilendo e rispettando regole oneste, crea l’abitudine a una convivenza civile molto di più che con lunghe prediche di educazione civica. […] Giocare bene significa avere gusto per la precisione, amore per la lingua, capacità di esprimersi con un linguaggio non verbale; significa acquisire insieme intuizione e razionalità”.
Un gioco matematico, quindi, serve proprio a riscoprire la bellezza (e pure la dolcezza) di una delle discipline più antiche del mondo. Per essere risolto non ha certo bisogno di teoremi. E’ necessaria solamente la conoscenza delle operazioni elementari. Il resto è alla portata di tutti, anche per chi di Pitagora non ne ha mai sentito parlare. Gli ingredienti sono un pizzico di fantasia, una cucchiaiata di logica, il tutto condito con tanta e tanta intuizione.
 
I campionati internazionali
Non a caso lo slogan de “I Campionati internazionali di Giochi Matematici”, organizzati dal Centro “Pristem” dell’Università “Bocconi” di Milano   le cui semifinali  in tutt’Italia, si sono tenute lo scorso 21 marzo, è proprio “Logica, Intuizione e Fantasia”.
Ai “Giochi matematici” non ci sono certo limiti d’età. Come dire, dagli zero ai novanta anni: tutti possono aderire. Le categorie previste sono: C1 (per gli studenti di prima e seconda media); C2 (per gli studenti di terza media e prima superiore); L1 (per gli studenti di seconda, terza e quarta superiore); L2 (per gli studenti di quinta superiore e biennio universitario) e GP (“Grande pubblico”, riservato agli adulti, dal 3° anno di Università in avanti …).
Le finali nazionali si terranno a Milano all’Università Bocconi il 23 maggio 2009 e si sfideranno migliaia di giovani matematici in erba provenienti da tutto lo Stivale che hanno comunque superato le gare provinciali.
I vincitori delle categorie L1 e L2 avranno l’iscrizione gratuita al primo anno della “Bocconi” (sempre che intendano frequentare l’Università e superino il test di ammissione), quelli delle altre categorie fantastici premi.
Ma Milano non è l’ultima tappa. I migliori d’Italia andranno a confrontarsi a Parigi con i loro compagni provenienti da ogni parte del mondo a fine agosto, per la finalissima internazionale. 
Questa 2008-2009 è la ventiquattresima edizione dei giochi matematici. Se alla prima edizione i partecipanti sono stati soltanto 400, adesso nella passata edizione 2007-2008 si è arrivati a toccare quota 30 mila. Quest’anno il conteggio è in corso, ma supera quello dell’anno precedente. Un grande traguardo raggiunto!
 
Un gioco da ragazzi
Insomma, la matematica? Un gioco da ragazzi. Se molti studenti , a scuola, considerano l’algebra e la geometria come materie da odiare, piuttosto che da amare, sarà forse colpa di una metodologia d’insegnamento un tantino “seccante”, barbosa, noiosa. Alla faccia del grande Martin Gardner, filosofo, matematico e divulgatore scientifico, che spesso ripete: “Ho sempre pensato che il modo migliore per rendere la matematica interessante è quello di presentarla come se fosse un gioco. Il miglior modo di tenere un allievo sveglio è quello di presentargli giochi matematici, puzzles, paradossi… Non c’è niente di più divertente di un gioco e non c’è niente di più serio di un gioco. Alla fine si può scoprire di avere imparato tanta matematica, non banale, giocando”. D’altronde lo stesso Albert Einstein nella sua biblioteca custodiva gelosamente opere di giochi matematici.

Ma la  matematica non è solo un gioco. Per Papa Benedetto XVI “la matematica è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell’universo suscita la nostra ammirazione e implica che l’universo stesso sia strutturato in maniera intelligente”. Insomma i numeri sono pure una cosa seria. Ma se il gioco aiuta a comprenderli meglio, ben venga…