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Aggiornato il 21.01.2026
alle 16:40

Giovani violenti in aumento in Italia, ma in altri Paesi è peggio. Save the Children e ANP: scuole aperte tutto il giorno, ma ci vogliono tanti soldi [INTERVISTA]

Cresce in Italia il numero di minorenni trovati in possesso di quelle che vengono definite “armi improprie”. Si tratta di un fenomeno in forte aumento, che riaccende il dibattito sulla violenza giovanile, anche se va detto che il nostro Paese ha uno dei tassi di criminalità minorile più bassi d’Europa.

A riportare l’attenzione sul tema è una ricerca del Polo Ricerche di Save the Children, realizzata con il supporto dei ministeri della Giustizia e dell’Interno. Lo studio, anticipazione del rapporto “A mano armata. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile tra percezione e realtà, sarà presentato ufficialmente a marzo, ma i primi dati diffusi sono già motivo di preoccupazione.

Negli ultimi cinque anni, riassume l’Ansa in una nota di queste ore,  i minori segnalati per porto di armi improprie sono più che raddoppiati: si è passati dai 778 casi del 2019 ai 1.946 del 2024. La tendenza non sembra arrestarsi: nel solo primo semestre del 2025 i ragazzi trovati con coltelli, bastoni o catene sono già 1.096.

In lieve aumento, negli ultimi dieci anni, anche il numero di minori entrati in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o responsabili di un reato. Il tasso è passato da 329 ogni 100mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023. Un dato che, seppur in crescita, resta comunque tra i più bassi in Europa, soprattutto se confrontato con altri Paesi: nel 2023 si registravano 2.237 casi ogni 100mila abitanti in Germania, 1.608 in Francia, 2.118 in Austria, 824 in Svizzera e addirittura 8.403 in Ungheria, dove l’aumento dal 2014 supera il 1000%.

Segnalando questi dati, Save the Children sottolinea anche che il recente drammatico episodio di La Spezia non deve essere strumentalizzato, ma compreso nel suo contesto sociale.

“Auspichiamo un dibattito che non sfrutti questi eventi tragici, ma che ponga davvero la questione giovanile al centro dell’agenda politica” dichiara Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni Istituzionali dell’organizzazione, che aggiunge: “Spesso la violenza giovanile si inserisce in un vuoto più ampio: quello di luoghi, relazioni e presìdi educativi capaci di accogliere”. E conclude: “Servono politiche fondate sulla prevenzione, sull’inclusione e sull’educazione. È necessario investire nell’ascolto, nel sostegno psicologico, nell’educazione alle relazioni e nel supporto a famiglie e scuole, per costruire comunità vive e intervenire sulle cause, non solo sugli effetti, della violenza”.

E su questo tema interviene anche il presidente dell’ANP Roma Mario Rusconi“Per la verità non da oggi i presidi dell’Anp sostengono questa tesi. Le scuole (parliamo delle “superiori”, perché nel primo ciclo questo già avviene in larga misura) dovrebbero rimanere aperte ben oltre l’orario antimeridiano per consentire la realizzazione di attività a carattere culturale, artistico, musicale e sportivo. Questo servirebbe ad offrire agli studenti spazi di incontro e di socializzazione che risultano sempre più necessari anche allo scopo di contenere e di evitare comportamenti antisociali”.

“In questo modo – spiega ancora Rusconi – si otterrebbe anche l’obiettivo di far utilizzare appieno un patrimonio grande patrimonio di spazi di cui le città sono dotate; inoltre si dimostrerebbe con i fatti che le scuole possono essere davvero luoghi di educazione permanente aperti ai giovani e ai cittadini.
Ovviamente, per realizzare una idea del genere ci vogliono risorse umane e finanziarie importanti. Ma credo che se vogliamo davvero aiutare i nostri giovani a crescere, dobbiamo fare questo sforzo”.

“Tutto questo – conclude il presidente di ANP Roma – farebbe la felicità del grande pedagogista Ernesto Codignola che affermava spesso: “Sogno una riforma che mi consenta di vedere le scuole illuminate anche dopo il tramonto”.

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