Una classe è finita nella bufera: un’iniziativa nell’ambito di un progetto di educazione civica dedicato ai temi della migrazione, dell’empatia e dei diritti umani è sotto osservazione da parte degli ispettori del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Come riporta Il Corriere della Sera, in un filmato diventato virale i piccoli alunni spiegano di avere distribuito pasti e calzini ai profughi a Trieste e raccontano anche un’attività sensoriale svolta a scuola: bendati e scalzi, per immedesimarsi nelle difficoltà affrontate durante il viaggio dei migranti nella rotta balcanica.
Parole e immagini che hanno acceso immediatamente il dibattito politico. La Lega, con l’europarlamentare Anna Maria Cisint, ha parlato di “lavaggio del cervello” e di bambini “costretti a simulare la rotta balcanica camminando a piedi scalzi sui sassi”. Fratelli d’Italia, con Elena Donazzan e i deputati Silvio Giovine e Nicole Matteoni, ha annunciato interrogazioni al ministro Giuseppe Valditara chiedendo verifiche sulle autorizzazioni e sui contenuti educativi dell’iniziativa. L’Ufficio scolastico regionale e il Ministero dell’Istruzione stanno acquisendo documentazione e relazioni.
“Quanto emerso in queste ore merita un doveroso approfondimento da parte degli organi competenti – spiega l’assessore regionale all’Istruzione Mantovan – Ogni attività didattica rivolta ai minori deve essere sempre improntata alla massima attenzione educativa, alla tutela della sensibilità dei bambini e alla piena condivisione con le famiglie”.
“Da anni collaboriamo con gruppi scout, parrocchie, associazioni e scolaresche che vengono in piazza Libertà a conoscere questa realtà e a dare una mano – chiarisce la fondatrice dell’associazione che ha gestito l’iniziativa – Non c’era nulla di improvvisato né tantomeno di ideologico”.
“Il video? Quello è stato il mio errore. Presa dall’entusiasmo per quello che avevo visto negli occhi di quei bambini, ho pubblicato le immagini senza rendermi conto delle conseguenze. Me ne assumo la responsabilità”. E mentre il caso continua ad alimentare il dibattito politico, sui social proseguono le prese di posizione a favore delle insegnanti coinvolte nel progetto .
Le famiglie confermano di aver visionato il programma della gita e spiegano che era stata organizzata anche una raccolta di denaro per acquistare calze da donare ai profughi. “Ci è sembrata un’iniziativa lodevole, mai avremmo pensato potesse scatenare un simile putiferio”, commenta un genitore.
Dal canto suo, su richiesta dell’Ufficio scolastico regionale, il dirigente scolastico dell’istituto ha inviato una relazione in cui si spiega che tutto si è svolto secondo le procedure previste