Le gite scolastiche sembrano diventate sempre più un problema per i docenti, tra responsabilità, rischi per la propria carriera, compensi minimi, sono in molti a sfilarsi ed evitare di partire. E così anche i ragazzi rischiano di veder saltare il viaggio d’istruzione. A parlarne a “Rapubblica” la dirigente scolastica del liceo Salvemini di Bari Tina Gesmundo che conferma il carico di responsabilità sempre maggiore dei docenti. “Pochi accettano di accompagnare i propri ragazzi e se lo fanno è per non deludere le loro aspettative”.
Secondo la ds “in passato la preoccupazione principale era evitare rapporti sessuali fra i ragazzi, mentre oggi c’è il tema delle trasgressioni alcoliche, sempre più diffuse”.
La soluzione? “Ripensare le gite, premiando le classi più meritevoli, per comportamento e profitto, e scegliendo programmi in linea con le esigenze educative e formative dei ragazzi. No a crociere o settimane bianche, ma viaggi utili, con un tetto etico di spesa, senza indebitare le famiglie, come ha fatto il Salvemini quest’anno”.
I viaggi d’istruzione sono in crisi? I numeri dicono che da diversi anni è proprio così. Il primo aspetto che lo conferma è la mancanza di docenti che vogliono fare gli accompagnatori.
Chi porta i ragazzi al di fuori della scuola, per uno o più giorni, risponde infatti civilmente e penalmente di ogni imprevisto. E in caso di imprevisti o incidenti, anche dovute a cause di forza maggiore, si ritrova a volte anche denunciato dai genitori. Non è un caso che le uscite scolastiche siano diventate sempre più rare.
Al centro della questione c’è un dato che molti ignorano: i docenti che accompagnano gli studenti in gita lo fanno su base volontaria e senza retribuzione, nella migliore delle ipotesi ricevono a fine anno scolastico una somma pari ad un piccolo rimborso spese. Anche a livello normativo, va ricordato che ai docenti non spetta alcun compenso aggiuntivo specifico per i viaggi d’istruzione o le cosiddette gite scolastiche: non esiste, infatti, una voce di pagamento relativa alle uscite didattiche o alle visite culturali fuori scuola: tutto ricade dentro le “ore aggiuntive non di insegnamento”.
Poi ci sono gli accordi interni agli istituti, con le Rsu, ma di fatto sono poche le scuole che riescono a garantire ai docenti un compenso degno di questo nome.
“Stiamo ragionando per ripristinare la diaria per i viaggi di studio. Il docente che accompagna gli studenti deve avere riconoscimento economico”, aveva a questo proposito detto nel giugno 2025 il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ma purtroppo ad oggi nulla è cambiato.
In un periodo storico in cui i viaggi non sono più così rari e gli studenti hanno comunque occasioni per visitare luoghi lontani da casa, con gli amici o con i genitori, le gite scolastiche e le uscite didattiche hanno perso il proprio significato? Visti i troppi rischi e le enormi responsabilità per i docenti, con rischi di vario genere, anche penale, più di qualcuno è arrivato a chiederle di abolirle. La Tecnica della Scuola lo ha chiesto ai propri lettori.
All’interno del sondaggio troverai le seguenti domande:
Qual è il tuo ruolo?
I viaggi d’istruzione vanno aboliti?
Se ci fosse un giusto compenso per i docenti accompagnatori saresti favorevole a partire in viaggio d’istruzione con i tuoi studenti? (Rispondi se sei docente)
Perché i viaggi d’istruzione e le gite scolastiche vanno (o non vanno) abolite? Motiva la tua risposta
(risposta aperta)