Dal 28 luglio al 3 agosto scorsi ha avuto luogo a Roma il Giubileo dei Giovani, in occasione dell’anno giubilare. Migliaia e migliaia di ragazzi provenienti da tutto il mondo hanno invaso la Capitale. Più di un milione i partecipanti a Tor Vergata alla messa presenziata da Papa Leone XIV di ieri.
Le critiche non sono mancate: molti cittadini si sono lamentati delle folle per strada e sui mezzi pubblici, del chiasso, delle canzoni religiose urlate a squarciagola, dei disagi soprattutto per i lavoratori in città, della spazzatura lasciata per strada.
Ma c’è chi ha visto in questo grande evento una dimostrazione che una fetta di giovani può essere una speranza per il mondo. A dirlo la scrittrice Susanna Tamaro, in un articolo de Il Corriere della Sera. “Che sorpresa il milione di ragazzi presente l’altra sera a Tor Vergata! Un Papa ancora poco conosciuto e una società in cui la presenza della Chiesa sembra essere ormai svaporata, faceva immaginare un ben altro esito. E che dire dei loro sguardi? Sguardi straordinariamente vivi e commossi, uno diverso dall’altro, come se la clonazione estetica imposta dai media non avesse mai attecchito nelle loro vite. Lo spirito del tempo — che è quello dello scrolling ossessivo e annoiato — sembrava aver reso ormai impossibile quel lungo tempo di attenzione, immobilità e silenzio che ha accompagnato l’adorazione eucaristica. Eppure è accaduto”, ha esordito.
“La generazione attuale si trova a vivere la più grande transizione antropologica dell’umanità. Non si tratta di un cambiamento di costumi ma di una vera e propria modifica nello sviluppo del cervello. L’uso eccessivo dello smartphone riduce infatti, specie nei bambini e negli adolescenti, il volume cerebrale, soprattutto nelle regioni subcorticali, quelle regioni che aiutano a regolare il comportamento e a controllare le emozioni. I tanti troppi episodi di insensata violenza giovanile ci parlano proprio di questa incapacità di controllo”.
“Quegli occhi luminosi e attenti ci parlano di una generazione che, nonostante sia cresciuta nell’ignavia educativa e tra cascami del nichilismo novecentesco, ha ancora una sete inestinguibile di verità, di bellezza e di costruzione di rapporti capaci di resistere all’usura del tempo, anche imparando a rinunciare a qualcosa — come ha detto la ragazza che ha posto una delle tre domande a papa Leone — perché la vita dell’uomo acquisisce senso non nel consumo ma nella costruzione che richiede, a volte, scelte difficili. La natura umana è forte e coraggiosa e, quando attinge alle sue risorse, non ha bisogno di droghe, pillole o corsi di resilienza”, ha concluso.
Ecco il commento di Ivana Barbacci, segretaria generale CISL Scuola: “A due anni dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, sono ancora i giovani riuniti a centinaia di migliaia attorno al Papa a lanciare al mondo un segnale di speranza. “Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo”. Con queste parole papa Leone XIV si è rivolto alla moltitudine di ragazze e ragazzi radunati a Tor Vergata; parole pronunciate in un tempo drammaticamente segnato dalla guerra e che richiamano alla memoria quelle che il pontefice rivolse al mondo subito dopo la sua elezione, invocando per tutti la pace”.
“La pace – non soltanto come auspicio della fine dei conflitti in atto, ma soprattutto come impegno ad affermare una cultura e una politica della pace, prospettando ai popoli della Terra percorsi diversi da quelli di un equilibrio del terrore fondato sulla crescita degli investimenti in armamenti – è stata sicuramente, e non poteva non esserlo, uno dei temi centrali dell’incontro dei giovani. Ma più in generale, come sottolineato in un suo articolo dalla segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, va rilevato come il raduno di Tor Vergata non sia solo un evento religioso, ma un fatto sociale che smentisce la narrazione diffusa e ricorrente per cui si parla dei giovani ‘in termini di fragilità, disillusione e disimpegno‘, presentandoci invece l’immagine di ‘una generazione viva, consapevole e in cerca di senso, pronta a mettersi in gioco nonostante il peso delle crisi ambientali, lavorative, geopolitiche‘. Più che ‘nonostante’, verrebbe da dire ‘proprio’ per questo, per fare di questi temi l’oggetto di un protagonismo attivo, che su questi elabora e propone su idee e azioni. Basti pensare, tanto per fare un esempio, al messaggio potente lanciato dai giovani di Economy of Francesco“.
“Ecco perché sono decisamente fuori pista i commenti di chi ha voluto vedere, nel raduno di Tor Vergata, una sorta di rave party mistico. È l’esatto contrario ciò che è accaduto: non un momento di esaltazione e di sfogo, destinato a esaurirsi in se stesso, ma la testimonianza di un impegno cui tutti e ciascuno sono pronti a dare continuità nel proprio vissuto quotidiano. Si sono spese, giustamente, parole di ammirazione e gratitudine, di soddisfazione e di orgoglio, per aver reso possibile che un evento di proporzioni enormi si svolgesse in modo così ordinato. Credo però che il merito principale sia del milione di giovani convenuti a Roma, dei valori in cui credono e del modo in cui ne danno ovunque testimonianza. Capaci di esprimere sonoramente la loro gioia e il loro entusiasmo, di ‘fare chiasso’, come da esortazione di papa Francesco a Lisbona, e prima ancora di Giovanni Paolo II nel precedente Giubileo: ma pronti a raccogliersi nel silenzio e nella meditazione quando necessario. Non è la prima volta che accade, non è certamente casuale: c’è invece nel Giubileo dei Giovani un confortante segno di continuità che va apprezzato e colto e che si traduce in un grande motivo di speranza e di fiducia nella capacità delle giovani generazioni di essere artefici di un futuro migliore”.