Invece di citare di norme, circolari, commi e decreti, in occasione della apertura dell’anno scolastico, la dirigente dell’Ufficio scolastico di Torino, si è rivolta ai docenti e ai dirigenti scolastici parlando di pedagogia e di relazioni.
Intervenendo nell’aula magna del Convitto Umberto I, la dirigente Tecla Riverso, come riporta anche il quotidiano La Stampa, ha toccato alcune questioni cruciali relative proprio al rapporto educativo.
“Vorrei – ha detto Riverso – che vi impegnaste ad avere particolare delicatezza senza esprimere giudizi legati alla persona. Per gli studenti fare errori è necessario per apprendere. Dovete consentirlo senza giudicarli”.
Concetto analogo esprime Riverso in una nota ufficiale che ha indirizzato a tutte le scuole della provincia: “Si deve sbagliare per poter poi vincere ma il risultato sperato si realizza solo se accanto hai qualcuno che crede in te e non ti fa mollare fino a che non ottieni il tuo risultato, voluto e sperato. L’importanza del docente sta proprio in questo: nel saper guidare il miglioramento attraverso l’errore, credendo nei propri studenti e non giudicando la persona, avvilendola e demotivandola”.
Purtroppo, ha sottolineato la dirigente, secondo quanto riporta il quotidiano torinese – arrivano spesso agli uffici periferici del Ministero “continue segnalazioni da parte di istituti e genitori e questo non è funzionale”.
Aggiungendo: “Ci sono studenti a cui viene detto di non essere in grado di fare la scuola che hanno scelto, solo perché magari hanno difficoltà nei voti. Questa è una visione fuori epoca della scuola e un fallimento per tutti“.
“Diverso invece – conclude su questo punto Riverso – è un contesto che punta a migliorare attraverso il voto, ma deve essere chiaro che non si tratta di giudizi sulla persona. Che sono liberi di sbagliare e riprovare finché non ci riescono”.
Ma Tecla Riverso non si fa sfuggire l’occasione per un riferimento storico importante: “Nel corpo docente ci sono anche delle eccellenze, ma purtroppo c’è ancora un atteggiamento del passato molto rigido. La scuola è nata nell’Ottocento con l’obiettivo di creare i nuovi soldati per il Regno d’Italia, ma ora non è più così. Dobbiamo costruire cittadini sereni e consapevoli di avere un ruolo in società”.