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Gli studenti italiani leggono poco, scrivono male

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  • GUERINI

Ormai ci siamo abituati, soprattutto a ridosso degli esami di Stato, delle prove di concorso a cattedre o della pubblicazioni dei dati sulle bocciature; il "ritornello" è quasi sempre lo stesso: gli studenti italiani leggono poco e scrivono male, commettendo i più banali errori di ortografia e di sintassi.
Ma, come si impara a leggere e a scrivere in modo corretto?
Secondo i più recenti studi sull’argomento il processo di sviluppo che porta alla acquisizione delle abilità di lettura e di scrittura si basa su tre diverse strategie: quella cosiddetta "logografica", basata sul riconoscimento globale delle parole, quella alfabetica legata soprattutto agli aspetti fonologici, e quella ortografica fondata sulla capacità di individuare all’interno di una parola segmenti significativi e di riutilizzarli per comporre nuove parole.
Queste tre strategie intervengono in modo diversificato nei processi di lettura e di scrittura mano a mano che il bambino aumenta la propria competenza e abilità ed è per questo motivo che le capacità acquisite nella lettura influiscono su quelle di scrittura e viceversa.
Ma per quale motivo accade spesso che i bambini non apprendano correttamente le regole ortografiche e – soprattutto – cosa si può fare per evitare queste situazioni?
Un recente studio condotto da due ricercatori dell’università di Genova cerca di dare una risposta alla domanda.
Per fare questo, campioni di scrittura di centinaia di bambini sono stati raccolti, classificati e interpretati. Gli errori, infatti, non sono tutti uguali: c’è la confusione fra le consonanti ("pela" al posto di "pera"), c’è l’errore sulle "doppie", ma ci sono anche errori che riguardano convenzioni tipiche della lingua italiana ("banbino" anziché "bambino" oppure "escie" invece di "esce" anche se i suoni sono praticamente simili).
La ricerca ha confermato un dato già conosciuto (lettura e scrittura si influenzano reciprocamente) ed ha evidenziato come le difficoltà non siano legate soltanto ad un ritardo nello sviluppo; secondo l’indagine, infatti, i bambini che hanno difficoltà nella scrittura non sono semplicemente "indietro" rispetto alla media dei loro coetanei, ma utilizzano strategie diverse e meno efficaci.
In definitiva, secondo gli autori della ricerca (una sintesi è stata pubblicata sulla rivista "Difficoltà di apprendimento") per prevenire le disortografie bisognerebbe intervenire precocemente sulle difficoltà fonologiche che i bambini manifestano nella lettura.