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Prima ora - le notizie del 9 settembre

09.09.2026

Gli studenti sempre più omologati, spingiamoli verso la partecipazione: per l’ex ministro Bianchi l’errore è mescolare l’istruzione con la politica

“È sbagliato mescolare la politica con l’istruzione; occorre solo pensare ad offrire agli studenti tutte le argomentazioni per consentire un futuro caratterizzato dal senso di capacità di scelta e di spirito critico fondamentale per prendere decisioni nella vita e non rifugiarsi nella omologazione”. Le parole sono di Patrizio Bianchi, ex ministro dell’Istruzione del governo Draghi, precedente all’attuale numero uno del dicastero di Viale Trastevere Giuseppe Valditara.

Quel “generico disinteresse verso l’attualità circostante”

“Gli ultimi dati sulla performance della scuola italiana – ha detto Bianchi parlando a Radio Rai3 sull’inizio dell’anno scolastico – confermano la necessità di andare oltre le virgole e le percentuali negative o positive di risultato: traspare chiaramente che i cali di rendimento scolastico registrati ovunque nei Paesi europei nascono da un generico disinteresse verso l’attualità circostante per ricadere in una omologazione proprio in quel mondo in cui trascorrono molte ore, quello scolastico”.

L’ex ministro dell’Istruzione ha però fatto trapelare ottimismo: una via d’uscita esiste, perché, ha detto, “si possono aprire grandi spazi per una scuola dove la partecipazione e il coinvolgimento degli studenti apra loro una via ad una cittadinanza democratica”.

Qualche settimana fa, l’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, titolare della Cattedra Unesco su Educazione, crescita ed eguaglianza, aveva espresso il suo pensiero sulla formazione, collegandolo con le idee di Papa Leone XIV, con un contributo pubblicato sull’Osservatore Romano.

Educare è discernere chi si è

Per Bianchi, il Papa invita innanzitutto a riscoprire il significato etimologico di “educazione”: non semplice trasmissione di nozioni, ma impegno civile e morale per fornire a tutti gli strumenti necessari a orientarsi in un mondo che ci sommerge di informazioni e stimoli. In questo contesto, il sapere non serve solo a fini lavorativi, ma – nelle parole stesse del Pontefice – a “discernere chi si è“.

La scuola, sostiene Bianchi, deve essere oggi più che mai aperta, inclusiva e affettuosa: non solo maestra di competenze, ma luogo di formazione alla capacità di amare.

Un principio che richiede un’organizzazione scolastica capace di esprimere questa visione quotidianamente, spingendo allievi e docenti a costruire rapporti di umanità e fratellanza. In un’epoca in cui si vuole ridurre l’esistenza a competizione permanente, la missione della scuola – dai nidi all’università – è educare ad andare oltre il presente per gestire insieme il futuro comune, in linea con i doveri di solidarietà sanciti dall’articolo 2 della Costituzione italiana.

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