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01.10.2025

Global Sumud Flotilla, la docente portavoce Maria Elena Delia: “In un mondo normale il Paese non sarebbe in mano a Meloni”

La Global Sumud Flotilla, l’iniziativa umanitaria che ha l’obiettivo, attraverso imbarcazioni, di portare aiuti a Gaza rompendo il blocco navale israeliano che coinvolge 40 barche di oltre 40 Paesi e trasporta 200 tonnellate di aiuti – è in viaggio verso Gaza: come riporta Il Corriere della Seral’arrivo è previsto tra 3 giorni.

“Continuiamo a navigare verso Gaza”

“Imbarcazioni non identificate si sono avvicinate nella notte a diverse barche della Flotilla, alcune con le luci spente. I partecipanti hanno applicato i protocolli di sicurezza in preparazione a un possibile abbordaggio. Le imbarcazioni si sono ora allontanate dalla Flotilla”. A spiegarlo la portavoce italiana del Global movement to Gaza, la docente Maria Elena Delia. “Continuiamo a navigare verso Gaza, avvicinandoci al limite delle 120 miglia nautiche – aggiunge – , vicino all’area in cui le precedenti flottiglie sono state intercettate e attaccate”.

Ieri sera l’insegnante ha attaccato il Governo con un post su Facebook: “Leggo che Giorgia Meloni sostiene che se il piano di ‘pace’ di Trump fallirà, sarà colpa della Global Sumud Flotilla. Saremmo onorati di poterci prendere questo merito, ma purtroppo non abbiamo questo potere. Quello, però, di ribadire che il diritto intermazionale non può essere applicato solo ad alcuni, questo potere ce l’abbiamo e lo rivendichiamo. Israele non ha alcun diritto sulle acque in cui stiamo navigando e se ci fermerà commetterà un reato. Questo è quello che avrebbe dovuto scrivere Giorgia Meloni, in un mondo normale, ma forse in quel mondo il nostro Paese non sarebbe in mano a lei e al suo governo”.

Ieri la premier ha scritto su X: “Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare ‘un pericolo’ civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi – consapevolmente o meno – strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino”.

L’invito alla protesta

Delia, in un video, ieri ha invitato a protestare: “Nel momento stesso in cui qualcosa dovesse succedere a quelle barche, nel momento stesso in cui perderemo il contatto con loro, nel momento stesso in cui dovessimo avere anche soltanto la certezza che una o uno di loro sia stato arrestato, ferito, o non potremo più metterci in contatto con loro, vi preghiamo, a nome di tutti coloro che sono su quelle barche, scendiamo nelle strade, scendiamo nelle piazze, creiamo dei presidi, andiamo a chiedere che venga applicato il diritto internazionale e che vanga applicato nello stesso modo nei confronti di tutti, compreso lo stato di Israele”.

Alcuni sindacati, in particolare la Cgil e l’Usb, la pensano allo stesso modo: “Se li toccano o li bloccano, sarà sciopero generale”, hanno fatto sapere.

Nelle principali città d’Italia ad uscire allo scoperto, chiedendo di fermare il genocidio, sono diverse rappresentanze di studenti: il coordinamento pro Palestina, Torino per Gaza, annuncia nuove mobilitazioni nel capoluogo piemontese in caso di blocco della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.

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