Home I lettori ci scrivono Green pass: la scuola non segrega e non riduce a categorie

Green pass: la scuola non segrega e non riduce a categorie

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  • Credion

Sono una docente come tanti, e come tanti di noi credo nel rispetto della persona umana e della diversità, valori che ritengo importante tutelare e trasmettere ai miei allievi.

Ritengo anche importante trasmettere ai miei ragazzi la capacità di ragionare criticamente, con la propria testa, osservando e ponendosi degli interrogativi, riflettendo. Non accettando acriticamente tutto quello che viene emesso dai media o ripetendo slogan come mantra.
Penso che un insegnante debba dare il buon esempio, “lasciare il segno” significa appunto insegnare.

Non voglio dire che vaccinarsi non sia dare il buon esempio; vorrei riflettere sul fatto che lo è anche rispettare le scelte di chi in questa particolare circostanza la pensa diversamente.
In questo momento, così difficile per tutti noi, mi pongo il seguente, semplice interrogativo: perchè un green pass per gli insegnanti? Perchè questa decisione se i dati recenti evidenziano come anche gli stessi vaccinati si contagino e possano contagiare gli altri??

Perchè violare così il diritto umano all’autodeterminazione, alla libera scelta, all’uguaglianza, perchè scavalcare la Costituzione, il Consiglio d’Europa, la Legge sulla privacy, le parti sociali, senza la motivazione forte (e valida) del rispetto della tutela dell’altro?
Valgono così poco??

È una domanda che conduce una mente pensante ad ulteriore riflessione.
Tralasciando gli aspetti legati allo scopo politico del green pass, mi sento di dire che come persona e come insegnante sono profondamente indignata e ferita da questa imposizione.

Per non parlare della presa in giro dell’alternativa dei tamponi, ogni 48 ore, a pagamento, per lavorare. Anche se in realtà proprio i tamponi (e non il vaccino gratuito) possono garantire l’immunità dal virus. Un paradosso, perchè se il fine è fermare il contagio dovrebbero essere gratuiti. Come è assurda la firma della “manleva” (il consenso informato), dal momento che noi insegnanti siamo praticamente obbligati. Con un ricatto.

Ma ormai ci stiamo abituando alle contraddizioni, all’irrazionalità, ad un unico pensiero dominante portato avanti dai mezzi d’informazione, all’assenza di dialogo e di pluralismo.
La Scuola di noi insegnanti è il contrario di questo. È rispetto per tutti, anche per chi non la pensa come noi, è inclusiva, plurale. È aperta a tutti, crede nel valore della diversità e dell’accettazione, non segrega ed esclude le persone riducendole a categorie dicotomiche: questo avviene nelle dittature e nelle guerre, dove il “nemico” perde di umanità e dignità.

Basta parlare di no vax! Ingabbiare le persone in rigide definizioni è una semplificazione che annulla il dialogo, l’ascolto e il rispetto per la diversità dell’altro. Annulla l’esistenza stessa dell’altro.
Come insegnante mi sentirei realizzata se i miei allievi imparassero ad amare il loro prossimo e non ad odiare. A pensare, ad accettare e difendere le voci fuori dal coro, che sono la linfa di cui si nutre la Democrazia.

Un’insegnante vaccinata, per fortuna liberamente, e non senza dubbi.

Lettera firmata