Un ragazzo ha successo se riesce a guadagnare bene o se riesce ad avere risultati brillanti nello studio? Bel dilemma. Il caso di un 19enne di Milano sta facendo discutere. Il ragazzo è un imprenditore, ha la partita IVA e guadagna bene da tempo, ma alla maturità ha preso “solo 71!
Il ragazzo aveva 16 anni quando è riuscito a farsi assumere come sviluppatore di programmi per l’intelligenza artificiale, continuando nel frattempo a portare avanti gli studi al liceo scientifico. Ecco cosa ha detto a Il Corriere della Sera: “Ho fatto i salti mortali per conciliare studio e professione, ma per forza di cose da quando lavoro i risultati scolastici ne hanno risentito. Poi mettiamoci anche che i professori non erano troppo entusiasti della mia attività, per usare un eufemismo. Al contrario, erano quasi arrabbiati. Mi ripetevano in continuazione che avrei dovuto concentrarmi soltanto sulla scuola, altrimenti non avrei mai combinato niente. Eppure…”.
Il ragazzo è felice della vita che è riuscito a costruirsi: “Sono riuscito a ritagliarmi un’indipendenza economica quando molti dei miei compagni impiegheranno anni per farlo. Indipendenza economica significa libertà nelle scelte e possibilità di scegliere i percorsi preferiti. Faccio un lavoro che mi piace. Non dovrebbe servire anche a quello la scuola?”.
Ecco la sua routine: “Scuola la mattina, in ufficio il pomeriggio, studio nei ritagli di tempo. Spesso lavoro anche in smartworking. Nemmeno i miei genitori erano entusiasti, pensavano stessi perdendo tempo, mi esortavano a smetterla con quelle ‘sciocchezze’ e concentrarmi sugli studi. Solo dopo hanno iniziato a capire che la faccenda iniziava a dare i suoi frutti”.
L’ex studente ha criticato la scuola: “In Italia siamo abituati all’idea che i percorsi di vita e carriera debbano seguire una linea retta. Non siamo abituati a concepire strade alternative, forse perché spesso ci spaventano. Chi arriva in alto è sempre qualcuno che ha sparigliato le carte, fatto qualcosa di differente, eppure il sistema scolastico continua a perseguire l’ordinarietà. Non ci si concentra mai sull’esperienza pratica, sui banchi la richiesta è sempre quella di memorizzare. Se poi ci capisci anche qualcosa, meglio. Prendiamo ad esempio la filosofia: è storia del pensiero filosofico, devi ricordarti quello che ha detto Hegel, non pensare a formulare un pensiero critico. Il latino? Se esiste un’utilità nel tradurre versioni da una lingua morta, ecco, io non la vedo”.
Ed ecco com’è andata alla maturità: “Ho scelto il testo sulla crisi del ’29, più per esclusione rispetto alle altre tracce che per un particolare afflato sull’argomento. È andata malino, 10/20. Quest’anno ho avuto un ottimo professore, ma l’italiano non sarà mai il mio mestiere. Quello che mi interessa è capire le potenzialità dell’Ai. Punto”.