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Guerra Ucraina, Messa: “Salvaguardare il diritto allo studio degli studenti stranieri in Italia”

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La Commissione Cultura svolge l’audizione della Ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, sull’organizzazione dell’accoglienza di studenti, ricercatori e docenti ucraini esuli.

La ministra in diretta dalla Camera ha affermato: “All’emergere della crisi si sono subito attivate diverse iniziative. Il nostro Paese ospita numerosi studenti stranieri e, di conseguenza, intrattiene rapporti intensi con i diversi Stati europei. In Italia ci sono 31 studenti ucraini Erasmus, 989 non Erasmus di cui 802 residenti. Per quanto riguarda gli studenti russi, sono 48 Erasmus, 304 non Erasmus di cui 294 residenti”. Per questi studenti, ha poi specificato la ministra, “andrà garantita la salvaguardia dei diritti accademici nel pieno rispetto del fondamentale diritto allo studio”.

Con il primo decreto del 2022 è stato attivato uno specifico fondo del MUR con dotazione di 500 mila euro per sostenere le università, gli enti di ricerca e Afam per la comunità scientifica ucraina. Il Parlamento ha aumentato la consistenza del fondo, passando a 1 milione di euro. L’ estensione delle misure è destinata ai soggetti, anche di altre nazionalità, ai quali, in conseguenza di crisi politiche e militari in atto, sia stata concessa la protezione internazionale, anche temporanea. Tale contributo costituisce, quindi, un primo concreto segno di vicinanza e solidarietà della comunità scientifica ed accademica italiana rispetto alla crisi in atto.

Sempre la ministra ha continuato: “Dobbiamo rendere maggiormente omogenea la copertura di domande e richieste e coordinare meglio il tutto per rispondere all’emergenza. Per fare questo useremo sicuramente la nuova piattaforma lanciata, in versione anche in inglese. Se aumenta la richiesta, dobbiamo aumentare anche gli aiuti.”

“I ragazzi non li prendiamo come rifugiati – ha aggiunto la ministra – fanno un percorso di formazione, studiano, prendono crediti, arrivano alla laurea. Lo sguardo sui prossimi anni dipende da come vorranno lavorare gli ucraini”.