Home Didattica I compiti a casa non piacciono e un preside lancia la rivolta

I compiti a casa non piacciono e un preside lancia la rivolta

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Ma ha proposto pure, come documento in autodifesa della famiglia, la consegna ai docenti di una “dichiarazione del diritto alla vacanza”.
“I compiti per le vacanze – ha spiegato Parodi all’Adnkronos – sono una contraddizione in termini, un assurdo logico, ancor prima che pedagogico, giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali. Nessun’altra categoria di lavoratori (e quello scolastico è un lavoro molto impegnativo, talvolta alienante e per giunta non retribuito) accetterebbe di prolungare nel tempo libero, e meno che mai di svolgere durante le ferie, compiti professionali imposti”.
Dimentica di dire però il preside che, se per un verso lo studio è assimilabile al lavoro dei papà degli studenti, dall’altro è pure un noviziato, un sorta di percorso “iniziatico” verso il sapere e la conoscenza e per l’ottenimento di competenze che permettono di affrontare quel lavoro che permette la realizzazione di se stessi.
Tuttavia, a sostegno del dirigente, sempre all’Adnkronos, il pediatra di Milano, Italo Farnetani, spiega: “I compiti per le vacanze sono inutili e dannosi perché rubano tempo prezioso da passare in relax, per ricaricarsi, con la famiglia e gli amici. Oltretutto, se gli insegnanti danno i compiti poi a settembre devono impegnarsi per controllarli, altrimenti chi li ha fatti viene penalizzato. In tempo di crisi ho voluto capire, poi, quanto pesa questa voce sul bilancio delle famiglie”.

“Secondo i miei calcoli – continua Farnetani – fatti dopo aver contattato alcune scuole elementari, medie e superiori, le famiglie italiane rischiano di spendere circa 215 milioni di euro. Da tempo sottolineo l’inutilità dei compiti, dunque non posso che appoggiare l’idea di Maurizio Parodi”.
Dopo aver contattato una serie di scuole, Farnetani ha scoperto che in media i libri per le vacanze adottati alle elementari costano 15 euro, per le medie si sale a 30 euro e per le superiori a 50 euro. “Moltiplicando queste cifre per 2,5 milioni di alunni delle elementari (escludendo quelli di quinta, che non fanno compiti), per 1,7 mln di ragazzini delle medie e per 2,5 mln di liceali, scopriamo che i genitori dei più piccoli sborseranno circa 37 mln di euro, quelli con figli intermedi 51 mln e quelli dei liceali 125 mln. In totale 213 milioni di euro. Una cifra importante, che non rientra nel tetto di spesa del ministero e che specie in tempo di crisi deve far riflettere”.

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