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Aggiornato il 04.09.2025
alle 09:36

I giovani leggono (e comprendono) sempre meno: il confronto Italia-Europa

Andrea Maggi

Da un’analisi ripresa dal Financial Times, basata su reportistiche a livello globale, i giovani leggono sempre meno. O meglio, comprendono sempre meno, in particolare quando si parla di testi lunghi ed articolati. La lettura diviene oramai un privato passatempo per pochi: l’utilizzo ossessivo degli smartphones da parte delle nuove generazioni e la fruizione di contenuti la cui semplicità è “pronto uso elementare” ha soppiantato la lettura e i rispettivi benefici. Dai dati PIRLS sono sì migliorate le abilità di calcolo e computazionali delle popolazioni scolastiche analizzate (a livello globale) ma la comprensione di un elaborato scritto resta un tasto dolente evidenziato nei rapporti finali. Le conseguenze, si badi, non sono solo cognitive: è a rischio la cittadinanza attiva e l’informazione libera. Mentre per l’individuo le capacità critiche e di osservazione vengono globalmente e gradualmente compromesse.

L’allarme

Il Financial Times ha lanciato un allarme su una tendenza che sta cambiando il modo in cui le nuove generazioni si rapportano alla conoscenza: la lettura lunga e approfondita sta scomparendo. Sempre più studenti, invece di dedicarsi a libri o testi articolati, passano gran parte del tempo immersi in contenuti brevi e frammentati che scorrono rapidamente sui social. Questo non è solo un cambio di abitudine, ma un problema che rischia di lasciare un segno profondo: la difficoltà a concentrarsi per più di pochi minuti, la perdita di capacità di analisi e la fatica a sviluppare un pensiero critico strutturato. In alcuni Paesi, le ricerche mostrano che i ragazzi leggono per piacere meno di mezz’ora al giorno, contro le ore che vi dedicavano i loro coetanei di una generazione fa. Secondo gli esperti citati dal giornale, leggere in maniera continuativa e riflessiva non serve soltanto a migliorare il rendimento scolastico, ma è anche un esercizio di cittadinanza, perché insegna a distinguere il vero dal falso e ad avere strumenti per partecipare attivamente alla vita sociale. Per invertire questa rotta, diversi sistemi scolastici stanno cercando di inserire nei programmi percorsi di educazione alla lettura critica e all’uso consapevole delle fonti, con laboratori di giornalismo e attività che spingono a rallentare, analizzare e discutere, restituendo valore alla lettura come pratica quotidiana.

E in Italia?

In Italia i dati sulla comprensione del testo continuano a preoccupare. Le prove Invalsi 2024 mostrano che quasi la metà degli studenti fatica a raggiungere il livello minimo: il 44% dei ragazzi di terza media e circa il 50% degli studenti al secondo anno delle superiori non riescono a interpretare correttamente testi di media complessità. Non è solo un problema di lettura delle parole, ma soprattutto di capire collegamenti, inferenze e il senso più profondo di quello che si legge. Le differenze territoriali restano forti: al Sud in alcune regioni più di un ragazzo su due resta indietro, mentre al Nord le percentuali sono molto più basse. Il quadro che emerge è quello di una difficoltà strutturale, che pesa soprattutto sugli studenti provenienti da contesti sociali fragili. Se confrontiamo questi dati con gli altri Paesi OCSE, la situazione non migliora. L’indagine PISA 2022 segnala che i quindicenni italiani hanno perso terreno rispetto al 2018 e oggi si collocano circa dieci punti sotto la media europea nei punteggi di lettura. Paesi come Finlandia, Irlanda e Corea del Sud restano molto più avanti, con studenti che mostrano capacità più solide di analizzare e interpretare testi complessi. Anche nazioni mediterranee come Spagna e Portogallo registrano performance leggermente migliori rispetto all’Italia.

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