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I politici ignorano le dinamiche scolastiche

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Le critiche alla “Buona scuola”, mosse dalla politica e dai mass media, riguardano aspetti amministrativi e del personale. Una scelta di campo che occulta il madornale errore su cui la legge 107/2015 è stata edificata.
Errore dichiarato. A titolo d’esempio si trascrive quanto affermato, nel febbraio 2015, dal sottosegretario all’istruzione Davide Faraone: “I dirigenti scolastici saranno i sindaci della comunità scolastica, non più manager”.
Errore che deriva dall’aver attribuito al dirigente scolastico i poteri del sindaco, senza considerare che la natura dei problemi formativi/educativi non è assimilabile a quella comunale.
La finalità del sistema scolastico è “l’innalzamento delle competenze delle studentesse e degli studenti” [legge 107/2015], competenze riguardanti tutti gli insegnamenti (competenze generali), competenze riguardanti le singole materie (competenze specifiche) [legge 53/2003].
Le competenze generali esprimono l’orientamento del sistema scolastico. Esse vincolano la progettazione didattica del docente. Egli deve onorare un duplice mandato: perseguire i traguardi di sistema, trasmettere una precisa e corretta immagine della disciplina insegnata.
La cultura sistemica e l’abbattimento della complessità sono le chiavi di volta, chiavi poste a fondamento della struttura decisionale prevista dal TU 297/1994.
Unitarietà, interdipendenza, sinergia sono caratteri che la gestione comunale non possiede, se non in particolari e rare situazioni: gli assessorati operano in campi distinti, in piena autonomia.
Ne consegue che, essendo diversa la natura e la struttura dei problemi, il trasferimento del modello organizzativo comunale alla scuola, oltre ad essere concettualmente sbagliato, è foriero d’ingovernabilità.

Enrico Maranzana

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