Home I lettori ci scrivono I processi del Ptof come risorse per autovalutazione

I processi del Ptof come risorse per autovalutazione

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Con la Nota del 13 novembre 2019 il MIUR ha richiamato l’attenzione delle istituzioni scolastiche sulle fasi di aggiornamento e successiva pubblicazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) del triennio 2019/22 che viene protratta alla data di apertura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2020/21, vale a dire il 7 gennaio 2020.

Rimaneva invece invariata la data del 31 dicembre 2019 come termine ultimo entro cui ogni scuola ha provveduto a pubblicare la Rendicontazione Sociale 2019 in piattaforma all’interno del portale del Sistema nazionale di valutazione (SNV).

Una prima forma di rendicontazione a dire il vero era già iniziata al termine dell’anno scolastico 2018/19 con l’analisi dei risultati raggiunti in riferimento alle azioni realizzate per il miglioramento degli esiti. Ora in particolare, attraverso la RS, le scuole hanno avuto modo di: a) verificare e documentare il percorso svolto nella triennalità precedente; b) individuare le priorità da perseguite nella successiva triennalità attraverso il RAV; c) pianificare il miglioramento con il PDM, al fine di definire l’offerta formativa con il nuovo PTOF in cui deve essere esplicitato e allegato il medesimo PDM.

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Con la Rendicontazione Sociale, infatti, vengono resi noti i risalutati raggiunti in relazione agli obiettivi di miglioramento e vengono orientate le scelte future. Nella pratica concreta si realizza la fase conclusiva del ciclo di valutazione delle Istituzioni Scolastiche, secondo quanto previsto dal D.P.R. 80/2013.

Per la prima volta, scrive il MIUR, tutte le scuole sono chiamate a rendere conto dei risultati raggiunti con riferimento alle priorità e ai traguardi attesi individuati al termine del processo di autovalutazione. Il Bilancio Sociale è uno strumento con cui la scuola può rendere trasparenti le scelte fatte, le azioni realizzate, le risorse impiegate e i risultati raggiunti, dando così la possibilità agli stakeholder di formulare un proprio giudizio sull’attività posta in essere dall’istituto e sulla sua affidabilità nel rispettare gli impegni presi con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Nel mio ruolo di Funzione Strumentale al PTOF, RAV, PDM e RS nell’Istituto Comprensivo “Parini” di Camposampiero (Padova) ho avuto modo di svolgere specifica formazione, condotta dalla dott.ssa Cristina Bonaglia, valutatore esterno NEV e Formatore Sistema di Valutazione, che ci ha introdotti nella mentalità nuova delle scuole, per migliorare e portare dei risultati concreti nella pratica didattica e dirigenziale. Con i colleghi e i lettori de “La Vita Scolastica” voglio condividere la mia esperienza quinquennale, al fine di poter restituire una visione prospettica nuova del “progettare” i percorsi di insegnamento-apprendimento all’interno di un curricolo rinnovato e fornire spunti teorico-pratici per tutti gli insegnanti che vivono il mondo della scuola, con passione e desiderio di ottenere dei risultati efficaci di miglioramento.

Le parole PTOF e PDM sono significative, non a caso iniziano con la lettera P, che vuol dire Piano; l’idea della pianificazione è fondamentale nella mentalità del legislatore. Questa mentalità è una nuova leva e questa terminologia nuova non è casuale, e infatti essa spazza via la P di programmazione, spostando l’attenzione verso la Pianificazione, l’atto del pianificare (to plan). L’insegnante, e quindi la scuola, non è più chiamato a programmare – quasi a sottintendere un mero atto meccanico, incasellato in spazi e tempi limitati e definiti – ma è indirizzato a pianificare le attività, all’interno di un sistema scuola articolato e complesso.

La pianificazione, definita dalla Treccani, “formulazione di un piano o programma, spec. di carattere economico, il complesso di interventi organici dello stato nell’economia, realizzati sulla base di un piano pluriennale, al fine di stimolare e guidare lo sviluppo della produzione, sia attraverso una rigida regolamentazione di ogni settore della vita economica, sia attraverso un sistema più flessibile di erogazioni e investimenti pubblici e incentivazioni fiscali e creditizie” è quindi la nuova frontiera della scuola italiana.

Quello a cui indirizza il PTOF è la realizzazione di una vision scolastica, a medio termine. Nel documento triennale, infatti, trovano spazio le domande “Perché esistiamo?”, “In cosa crediamo?” e “Qual è il nostro sogno?” del The Golden Circle di Simon Sinek. Ma pure trova spazio il Ciclo di Deming (o ciclo PDCA, acronimo dall’inglese Plan-Do-Check-Act, in italiano “Pianificare-Fare-Verificare-Agire”). Il ciclo di Deming è un’idea circolare di pensiero per il miglioramento continuo, o se vogliamo un metodo di gestione iterativo in quattro fasi utilizzato per il controllo e il miglioramento continuo dei processi e dei prodotti. Con essa deve senz’altro scontrarsi il nostro “fare scuola”.

Ogni docente è chiamato non solo a pianificare, ma ad autovalutare sé stesso, nonché la ricaduta e l’efficacia del suo insegnamento nei suoi alunni, quindi a predisporre un piano di miglioramento per il raggiungimento degli esiti.

Nella pianificazione non serve mettere tanta carne sul fuoco, ma va promossa una didattica essenziale, come la definisce Silvana Loiero, non minimale, ma centrata su aspetti fondamentali delle discipline che vengono selezionati e che vengono approfonditi per insegnare meglio. In questo contesto ogni docente è chiamato ed è libero, di scegliere, costruire, inventarsi, le risorse e gli strumenti che egli ritiene adatti al raggiungimento dei suoi obiettivi o traguardi, con una metodologia nuova e rinnovata, che tenga conto della multidisciplinarietà e dei contesti, delle competenze attese ma anche dell’acquisizione dei contenuti.

È un riscoprire il senso di fare scuola, dalla collegialità all’ascolto delle esigenze, un’idea nuova che invoglia tutti noi professionisti della scuola a costruire percorsi significativi e adeguati alle frontiere delle attuali esigenze educative e formative così tanto fragili, sempre nuovi, alla ricerca di stabilità e di identità.

Giuseppe Criscenti