Negli elenchi regionali ci sono docenti che hanno affrontato un concorso pubblico mostrando il proprio valore senza scorciatoie, senza riserve, senza punteggi gonfiati da anni di servizio o titoli accessori. In quelle graduatorie resta soltanto il dato più netto e incontestabile: il voto ottenuto nelle prove concorsuali. È il merito nella sua forma più pura.
Eppure lo Stato continua a lasciare fuori queste professionalità, trasformando un percorso selettivo durissimo in una lunga sala d’attesa senza garanzie. È un paradosso tutto italiano: da una parte si celebrano i vincitori del merito, dall’altra si lasciano centinaia, migliaia di idonei senza posto, mentre nelle scuole continuano a mancare docenti e si moltiplicano supplenze e precarietà.
Come può uno Stato permettersi di disperdere competenze già certificate? Come può un governo che fa del merito la propria bandiera continuare a tagliare sulla scuola e non riconoscere agli idonei degli elenchi regionali una corsia prioritaria, a iniziare dalle GPS, ovvero le supplenze annuali? Se il sistema ha accertato che questi insegnanti sono preparati, è incomprensibile relegarli ai margini.
Serve una soluzione politica chiara: assorbire queste professionalità, valorizzarle, dare continuità al loro percorso. Perché lasciare vincitori morali senza cattedra è uno spreco che il Paese non può più permettersi.
E poi c’è il silenzio assordante di gran parte del sindacato, incapace di trasformare questa battaglia in una vertenza nazionale. Fanno eccezione poche voci, come quella di Manuela Pascarella della FLC CGIL, che ha mostrato attenzione concreta al tema. Per il resto, troppe sigle sembrano aver smarrito il contatto con la realtà dei precari.
E sia chiaro: chi scrive tutto questo può essere tante cose, ma non certo di sinistra. Qui non c’entra l’ideologia. Qui c’entrano giustizia, buon senso e rispetto per chi ha dimostrato sul campo di meritare un posto nella scuola italiana.
Francesca Gabriele – gruppo “Prima i docenti veri, gli idonei abilitati”