Valutazione “evolutiva”: il pedagogista Daniele Novara ne parla da tempo e oggi, 12 agosto, ha scelto di usare un paragone d’impatto. In un post su Facebook l’esperto ha pubblicato una foto del campionissimo del tennis Jannik Sinner.
Ecco, poi, cosa ha scritto, facendo un invito ai docenti: “Ma noi valutiamo Sinner per come era a 12 anni? No, perché nel tempo il tennista ha sviluppato i suoi miglioramenti e nessuno gli dice: guarda che da ragazzo volevi fare lo sciatore e non ci sei riuscito.
A scuola è la stessa cosa. Se uno studente ha preso nell’ordine un 3, un 5 e un 7 la media aritmetica sarebbe 5 ma io invito a mettere 6, perché quello che conta di più è l’ultimo voto.
Non ha senso mettere la media perché quella successione dimostra che l’alunno ha imparato. Tu, docente, gli hai chiesto di imparare e lui lo ha fatto. Perché lo vuoi mortificare?
Invito tutti gli insegnanti a sospendere questa pratica e a valutare gli alunni dando un peso maggiore all’ultimo voto preso che definisce se il progresso c’è stato o no. Liberiamo la scuola dal vincolo della media matematica, dal giudizio sull’errore che dev’essere considerato, come ci ricorda tutta la grande pedagogia, un momento di costruzione del sapere, della conoscenza, dell’apprendimento.
Io da sempre propongo la valutazione evolutiva. La può fare anche il docente, con i voti, considerando solo quelli dell’ultimo periodo, non considerando i deficit precedenti”.
La logica della sommatoria, ha spiegato tempo fa Novara, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello educativo.
“Non ha senso mettere insieme i voti, vuol dire focalizzare gli alunni sugli errori e toglierli la motivazione. Se prendi un voto basso al momento sbagliato dell’anno scolastico ti sgonfi, ed è inutile poi dire ‘ce la puoi fare’.”
Un voto negativo, se arriva in un momento delicato, può diventare una zavorra psicologica che pesa per mesi.
Da qui la proposta di un cambio di paradigma: abbandonare la valutazione sommativa e puntare su una valutazione evolutiva, capace di valorizzare il miglioramento.
“Ritengo che la sommatoria sia catastrofica, e per questo propongo un’altra modalità di valutazione: la valutazione evolutiva. Questa permette di motivarsi, di stare sul pezzo, di sentire la forza e il gusto dell’imparare, e non di dover fare i conti con un voto sbagliato che magari lo studente ha preso in un momento anche sbagliato della sua storia scolastica.”