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Il CNEL salvato dal referendum: ma cos’è?

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Spesso citato durante la campagna referendaria il CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, esprimere pareri e promuovere iniziative legislative su temi di politica economica, del lavoro e delle politiche sociali, dell’ambiente, delle reti ed infrastrutture, delle politiche europee e internazionali; nonché predisponendo rapporti periodici, studi e indagini sui temi dell’andamento della congiuntura economica, del mercato del lavoro, della contrattazione, dell’immigrazione e della lotta alla criminalità.

 

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Il CNEL è un organo di rilievo costituzionale previsto dall’articolo 99 della Costituzione, istituito con legge n.33 del 5 gennaio 1957. La sede si trova a Villa Lubin, un edificio storico di Roma situato all’interno del parco di Villa Borghese, in viale David Lubin. Secondo le stime, il costo dell’Ente si aggira annualmente intorno ai 9 milioni di euro.

Per far cessare le funzioni del Consiglio occorre una norma costituzionale che potrebbe essere approvata “con maggioranza qualificata e non avere bisogno del referendum”, “si può chiudere o riaprire”, “basta che ci sia la volontà politica”: a dirlo al Gr3 Rai è Tiziano Treu, ex consigliere del Cnel e già ministro del Lavoro. 

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