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Il Coronavirus non chiude le scuole, poco importa se c’è qualche morto in più: il “modello svedese” fa discutere

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Il Coronavirus non chiude le scuole: devono rimanere aperte, anche a costo di aumentare i decessi ed è bene che anche altri Peasi seguano l’esempio della Svezia. Poco importa che gli oltre 3.500 decessi potevano essere meno. È questa la filosofia Anders Tegnell, medico epidemiologo dello Stato svedese.

I bambini devono andare a scuola

“I bambini – ha detto – hanno bisogno di andare a scuola almeno quanto i loro genitori di lavorare. Ritengo che essere riusciti a garantire la scolarizzazione in questo periodo così difficile sia stato un successo che potrebbe essere preso d’esempio da altre nazioni”.

Certamente, ha detto il virologo, “ogni decesso è un immenso dispiacere, è una cosa terribile vedere un numero così alto di persone morire, ma ci sono molti altri aspetti da tenere in considerazione per valutare un singolo approccio. Come per esempio i danni che si determinano a livello sociale nel lungo periodo”.

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Secondo Tegnell cita l’esempio delle scuole elementari, tenute sempre aperte, così come bar, ristoranti, negozi, cinema e teatri.

Gli svedesi sono con lui

Le parole di Tegnell hanno fatto rumore in mezza Europa: si tratta, infatti, dell’uomo a capo dell’Agenzia di Sanità Pubblica.

È lui l’architetto responsabile del “modello svedese”. È lui che rifiuta a priori il lockdown invece adottato in altri paesi del vecchio Continente. Come l’Italia.

Ed è sempre lui che raccogli consensi come nessuno. Almeno in patria: secondo i sondagg deglo istituti demoscopici, ben il 70% della popolazione è d’accordo con la sua linea rigida e anche un po’ cinica. Ci sarbbe anche un 20% che vorrebbe addirittura addirittura più libertà. Solo il 5% è contrario alla linea.

Tegnell è per un approccio “più morbido” – come lo definisce l’interessato – alla pandemia di coronavirus. Una decisione discussa che l’epidemiologo rivendica malgrado l’elevata mortalità, registrata soprattutto nelle case di riposo.

Con le scuole chiuse poca differenza

Intervistato dall’Ansa, l’epidemiologo sostiene che chiudere attività e scuole “non avrebbe fatto poi così tanta differenza, specie nei contagi negli ospizi. Imporre il lockdown non avrebbe cambiato la situazione, esistono molte altre misure, più morbide, che possono essere utilizzate”.

“Finora ritengo, pur tenendo conto dei morti in eccesso” che la teoria del ‘tutto aperto’ (tranne gli assembramenti oltre 50 persone e visite nelle case di cura) “abbia funzionato”.

“La gente ha seguito le nostre indicazioni e abbiamo fatto sì che il servizio sanitario curasse tutti quelli che ne avevano bisogno, malati non solo di Covid-19 ma di qualsiasi patologia. È stato difficile, ma ci sono sempre stati letti a disposizione”.

Oltre che limitando le chiusure a scuole superiori e università. L’unica strada sostenibile a lungo termine, secondo l’epidemiologo svedese.

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