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24.05.2026

“Il latino alle medie è una calamità nazionale”: lo diceva il filosofo Guido Calogero più di 60 anni fa

Le considerazioni del filosofo Calogero possono essere ancora di grande interesse, grazie anche al fatto che proprio negli ultimi mesi c’è chi ha deciso di rimettere mano sui suoi scritti e di farne una nuova edizione.
Operazione assolutamente benemerita realzzata da Claudio Giunta per conto di IBLLibri che ha dato alle stampe un volume dal titolo “Scuola sotto inchiesta” di Guido Calogero, filosofo che partecipò con interesse ed entusiasmo al dibattito politico e culturale sulla scuola a partire dagli anni ’50 per almeno un trentennio.

In uno dei saggi del volume dedicato espressamente alla riforma della scuola dell’obbligo egli propose una riflessione profonda sulla scuola media unica (erano gli anni in cui il tema era all’ordine del giorno anche sui mezzi di informazione), sostenendo la necessità etico-sociale di garantire a tutti i giovani una base comune fino ai 14 anni, posticipando a quel momento la scelta del loro futuro percorso di studio.

Come si sa il nodo di tutta la questione stava nell’insegnamento del latino e Calogero non ebbe timore di esporsi apertamente con parole decisive a apertamente polemiche:  “Io sono stato uno di coloro che tre anni fa hanno suscitato in Italia lo scandalo del latino. Io vi ripeto che considero il latino come una delle calamità nazionali per il modo in cui esso è insegnato oggi e in cui pesa sulla vita degli studenti medi e università”.
“Però – aggiungeva – vi confesso di essere sorpreso nel vedere che ormai anche correnti di pensiero che si dovrebbero considerare abbastanza affezionate al latino, da un momento all’altro riducono il latino a materia opzionale.”

E qui Calogero, giustamente, ironizza: “A un ragazzo di 11 anni si domanderà dunque – Preferisci imparare una lingua moderna o una lingua antica? –  Ma chi realmente sceglierà? Sceglierà suo padre o sua madre. E allora dov’è l’opzione?”

Nello stesso saggio, l’autore toccava un’altra questione di grande attualità, quello dell’Educazione Civica che secondo lui non dovrebbe essere considerata una materia isolata con un proprio orario rigido, ma piuttosto un modo di insegnamento che pervade tutte le discipline. L’obiettivo fondamentale è far comprendere ai ragazzi le regole essenziali della convivenza civile e costituzionale attraverso la pratica quotidiana del dialogo e della riflessione critica.

E non mancavano alcuni accenni anche alla questione della storia e della geografia, da considerare, sempre secondo Calogero, discipline adatte a sviluppare una capacità di orizzontarsi nel mondo e nel tempo, insegnando agli studenti come cercare e interpretare le informazioni piuttosto che limitarsi ad accumularle mnemonicamente.

In sintesi, il filosofo riteneva che la scuola media unca avrebbe dovuto contribuire a favorire negli studenti:
•      Comprensione etica: la capacità di intendere e rispettare il mondo e il pensiero degli altri.
•      Espressione: la capacità di comunicare il proprio pensiero con cura, chiarezza e precisione.
•      Abitudine alla cultura: intesa come il piacere del godimento estetico della realtà e della conoscenza.

Ma, per realizzare questa visione, sarebbe necessaria – sostiene Calogero – una maggiore libertà di azione per presidi e docenti, incoraggiando la sperimentazione di diversi approcci didattici e nuove “dosature” tra le materie linguistiche, scientifiche e storico-sociali. Questo approccio richiede una riforma della preparazione dei professori e delle strutture universitarie, superando l’impostazione rigida del passato per favorire un apprendimento più organico e vivo. Per un dibattito serio e produttivo sulle Indicazioni Nazionali del primo ciclo e della secondaria di primo grado in particolare, si potrebbe insomma ripartire addirittura dalle osservazioni di un filosofo morto nel 1986 che non pensava davvero che a distanza di 40 anni dalla sua scomparsa la politica si sarebbe accapigliata come usare l’intelligenza

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