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12.03.2026

Latino alle “scuole medie”, chi lo insegnerà? Nella nota diffusa da MIM spunta una ipotesi: si faranno convenzioni con i licei, ma non è chiaro con quali soldi

Fra le novità principali delle Nuove Indicazioni Nazionali c’è sicuramente l’introduzione del Latino per l’educazione linguistica (LEL) da avviare – lo ribadisce la nota della Capo-Dipartimento Carmela Polumbo, di cui abbiamo già dato notizia – nelle classi seconde e terze già dal prossimo anno scolastico.

Le scuole dovranno quindi inserire questa nuova opzione nel PTOF “utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa”.
La nota chiarisce anche che “spetterà a ciascuna istituzione scolastica, in base allo specifico contesto di riferimento, definire progettualità, tempi, modalità organizzative e risorse per l’attivazione di tale insegnamento, che si suggerisce essere di almeno un’ora settimanale”.
“A puro titolo esemplificativo – prosegue la nota – potrà essere utilizzato, laddove possibile, lo spazio di approfondimento in materie letterarie, ovvero le attività potranno essere organizzate in orario extracurricolare per l’intera classe o per gruppi di alunni anche di classi diverse”.

E fin qui la circolare del 12 marzo non dice nulla di nuovo.
Subito dopo, però, si parla di una possibilità organizzativa che, finora, non era stata ancora prospettata.

“Qualora non siano presenti nell’organico dell’autonomia insegnanti in possesso di specifiche competenze- chiarisce la Capo Dipartimento –  potranno essere stipulate convenzioni con istituti di istruzione secondaria di secondo grado che erogano l’insegnamento del latino”.

L’ipotesi è indubbiamente interessante anche perché potrebbe aprire la strada ad altre forme di convenzione fra ordini di scuole diversi. Ma questo, ovviamente, molto in teoria perché poi nella pratica i problemi da affrontare e risolvere non sono pochi: ma siamo sicuri che un docente di lettere classiche di liceo sia poi in grado di insegnare il latino a un ragazzino di 12 anni? Secondo una impostazione “gentiliana” chi conosce il latino lo può insegnare; ma i pedagogisti, che riprendono un vecchio detto di Jaen Jacques Rousseau, sostengono che per insegnare il latino a Giovannini bisogna anche sapere come  funziona le mente di Giovannino (che non è esattamente la stessa di un ragazzo di liceo).
E poi c’è una questione pratica ancora più importante: ma i costi delle convenzioni con altre scuole chi li coprirà?

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