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Aggiornato il 26.07.2025
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Il ministero della Pace non è un’utopia: lavorerebbe per disarmo, difesa civile non armata, formazione a scuola, cooperazione internazionale. La regione Umbria ci crede

Il Governo italiano introduca il ministero della Pace: a chiederlo è l’Assemblea legislativa regionale dell’Umbria che ha approvato, con 12 voti favorevoli (Pd, M5s, Avs, Ud-Pp) e un astenuto (Tp-Uc), una mozione dei consiglieri Maria Grazia Proietti e Francesco Filipponi (Pd) relativa alle “Azioni per sensibilizzare il governo” in questo senso.

L’Ansa spiega che l’atto di indirizzo, illustrato da Maria Grazia Proietti, chiede, fra l’altro, alla Giunta di “dichiarare l’adesione formale della Regione Umbria alla campagna nazionale ‘Ministero della Pace – Una scelta di Governo’, sottoscrivendone il manifesto e trasmettendo il presente atto ai promotori; promuovere eventi pubblici, percorsi formativi per scuole e università, nonché iniziative di educazione civica alla pace e alla non-violenza sul territorio regionale; sostenere progettualità di cooperazione internazionale, disarmo e difesa civile non armata“.

Il lancio pubblico della campagna si è tenuto a Roma il 24 giugno 2025, con la partecipazione di personalità del mondo accademico, religioso e del terzo settore.
“Durante l’evento – ha ricordato la consigliera regionale Maria Grazia Proietti – è stato ribadito che l’istituzione di tale ministero è una necessità storica e culturale alla luce delle crisi internazionali in corso”.

 Per l’assessore regionale umbro alla Pace, Fabio Barcaioli, “la terra di San Francesco e Capitini deve giocare un ruolo in questa partita”.

La campagna nazionale “Ministero della Pace – Una scelta di Governo” è promossa da Azione Cattolica Italiana, Fondazione Vaticana Fratelli Tutti, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Acli, e sostenuta da oltre 30 realtà del mondo cattolico e pacifista.

Mentre l’Umbria chiede al Governo un impegno ministeriale sulla Pace, le opposizioni politiche parlamentari continuano ad attaccare il Governo Meloni per gli accordi che l’Italia ha preso di recente con Unione europea, Stati Uniti e Nato sul tema del riarmo.

A margine di una visita a Trieste, l’ex premier Giuseppe Conte, oggi presidente del M5s, ha detto qualche giorno fa che “Giorgia Meloni ha ricevuto il mandato dai cittadini italiani, non può invece andare nei contesti internazionali a fare quel che le viene detto, che sia a Bruxelles, che sia a Washington, che sia all’Aia e alla Nato”.

Secondo Conte, la presidente del Consiglio “è ritornata a casa con più 440 miliardi per le spese in armi e missili: è un disastro per l’Italia, perché in dieci anni un volume di investimento e di spese tutte dedicate alle armi e agli investimenti militari significa tagliare nuove tasse per sanità, scuola, istruzione e tagliare sempre più il nostro welfare“.

Qualche giorno prima, sempre Giuseppe Conte aveva detto che “il Parlamento europeo ha appena votato a favore della possibilità di usare per spese militari e riarmo i fondi del Recovery Fund. Il M5S si è opposto”.

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