Home I lettori ci scrivono Il nuovo esame di maturità: alcune riflessioni

Il nuovo esame di maturità: alcune riflessioni

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L’esame di stato viene rivisto. Il Miur, come ormai tutti sappiamo, con il decreto n. 769 del 26/11/2018, ha pubblicato le indicazioni sulle novità dell’anno scolastico 2018-2019 riguardanti l’esame di maturità 2019.

Viene modificato l’assetto della prima prova con due tracce di analisi del testo, con tre tracce di testo argomentativo e con due tracce relative a riflessioni su tematiche di attualità, che richiederanno un’impostazione e un approccio, nelle svolgimento delle prove, diversi, rispetto agli attuali.

Insomma, anche la prova d’italiano cambia, così come cambia il peso in termini di valutazione assegnato alla prova stessa.

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Tuttavia, al di là di ogni considerazione in merito, qualche domanda si pone.

Non si potrebbe dare la possibilità ai ragazzi delle quinte di concludere il proprio percorso scolastico e di essere valutati sulla base delle vecchie “tipologie” testuali, e alle quali sono stati abituati nel corso del triennio?

Perché stravolgere, ex abrupto, un percorso più o meno consolidato, su cui già lavorano da almeno due anni?

Forse, è inopportuno e sconveniente, ormai ad anno inoltrato, modificare un impianto testuale, con il quale i ragazzi, a partire dalla terza per l’appunto, attraverso diversi compiti ed esercitazioni a casa e in classe, si sono costantemente confrontati.

Per certi versi potrebbe risultare lesivo rispetto  a competenze e conoscenze acquisite e costruite progressivamente.

Tuttavia, che fretta c’è? Il legislatore potrebbe favorire, ragionevolmente, un ingresso graduale delle nuove prove d’esame, a partire dalla terza di quest’anno, consentendo agli studenti di prendere pian piano confidenza con le nuove “richieste”, non limitandosi solo ad elaborare una griglia di valutazione comune nazionale, ma attivandosi, piuttosto, nel produrre concretamente del materiale di supporto per gli insegnanti stessi, che sia poi direttamente spendibile in classe con i propri ragazzi.

Perché non concedere, insomma, un po’ di tempo a “tutti” per acquisire dimestichezza con le novità previste?

Claudio Riccadonna