Ieri abbiamo parlato del caso del docente trovato, nel milanese, con due lauree finte, quindi senza i titoli necessari per insegnare. L’uomo, come riporta Il Corriere della Sera, nato in Brasile, dovrà risarcire lo Stato con gli stipendi percepiti in questi anni, per un totale di 62mila euro.
La somma, dice il suo avvocato, sarà restituita rateizzandola. Il docente ha parlato al quotidiano di “pessime condizioni economiche”, raccontando di “tribolazioni economiche occorse a papà e mamma, ho dovuto aiutarli…“.
“Non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità, ho sempre collaborato con la giustizia”, ha detto il prof che si è dimesso dagli incarichi dopo la notifica degli inviti a dedurre. Se c’è un rammarico, “è la decisione del giudice di riconoscere in quanto ho fatto un intento doloso. Ma io ho sempre ricevuto apprezzamento dai ragazzi ed encomi dai loro genitori. Ho vissuto un clima sereno in tutte le scuole. Avendo comunque un diploma, ho pensato di non fare male a nessuno”.
Del presente parla il suo avvocato: “Il mio assistito è tornato a insegnare. I titoli? Stavolta ha fornito quelli regolari”.
I primi due contratti a tempo determinato finiti sotto la lente della Procura contabile risalgono al periodo 29 settembre-6 dicembre 2021, “in qualità di docente supplente per un posto normale per l’insegnamento di A027 – Matematica e Fisica”. In quei casi, si legge nelle motivazioni, il trentanovenne ha presentato “dichiarazione sostitutiva di atto notorio indicante il possesso della laurea”.
L’esperienza è proseguita con un secondo contratto fino al 31 agosto 2022, stavolta come docente di Scienze e tecnologie informatiche. Nel frattempo, il 30 maggio 2022 l’uomo ha presentato domanda volta all’inserimento nelle graduatorie provinciali e di istituto per le supplenze negli anni scolastici 2022-2023 e 2023-2024, dichiarando di possedere i seguenti titoli di studio: laurea triennale in Ingegneria gestionale della logistica e della produzione conseguita il 19 dicembre 2008 presso l’Università Federico II di Napoli e laurea specialistica nella stessa materia conseguita il 9 dicembre 2011 nel medesimo polo accademico partenopeo con votazione di 110/110 e lode. Titoli che gli hanno consentito di continuare a restare in cattedra in un altro istituto fino al 20 gennaio 2023.
Quel giorno, infatti, il prof si è dimesso, mettendo fine in anticipo a un contratto da 18 ore settimanali in vigore fino al 30 giugno 2023. Il motivo? Ventiquattro ore prima, l’ufficio di segreteria della scuola brianzola ha accertato con un controllo alla Federico II che l’uomo non aveva conseguito i titoli dichiarati.
Così il dirigente scolastico ha comunicato quanto scoperto all’ufficio decentrato di Monza e Brianza del Provveditorato regionale, che il 16 marzo 2023 ha decretato l’esclusione dell’uomo dalle graduatorie. Finita? No, perché il trentanovenne ha continuato a insegnare: prima a Cantù (quindi in un’altra provincia) dal 13 settembre 2023 al 30 giugno 2024 e poi in un istituto tecnico di Monza dichiarando laureando della eCampus (circostanza smentita dall’università).
In udienza, il prof ha riconosciuto la non veridicità delle dichiarazioni (per le quali ha ricevuto anche un decreto penale di condanna per falso ideologico), ma ha aggiunto di averlo fatto non con “intento fraudolento”, bensì perché spinto “dalla necessità di trovare un’occupazione e dalla convinzione di poter comunque svolgere con competenza e dedizione le mansioni richieste”. Di più: il difensore ha sottolineato che l’insegnante non ha mai ricevuto “alcuna nota di demerito o lamentale da parte di dirigenti, colleghi, studenti o famiglie”.