La scuola di oggi è peggiore di quella di una volta? Secondo molti sì, anche se in questi casi, a domanda così generica corrisponde spesso una risposta secca che non tiene conto di molti elementi che invece andrebbero analizzati. E poi, con scuola di una volta, a cosa ci si riferisce? Difficile fare un paragone equilibrato.
Secondo il professor Andrea Maggi, docente e star della televisione vista la sua partecipazione al docu-reality Rai Il Collegio, la scuola di oggi è decisamente migliore rispetto al passato. Lo ha detto ai microfoni della rivista Gente: “Oggi la scuola italiana è molto più attenta alle esigenze degli studenti rispetto al passato. La nostra scuola, checché se ne dica, con tutte le sue mancanze e i suoi difetti, oggi ha un grande pregio: è davvero costruita intorno all’alunno. Basti pensare ai disturbi dell’apprendimento. Oggi abbiamo gli strumenti per affrontare queste situazioni in maniera più professionale: una volta un ragazzo che non andava bene era un asino o uno svogliato e si lasciava abbandonato a sé stesso. Non è vero quindi, che la scuola era meglio prima”.
Il docente si è poi concentrato sulla questione della valutazione: “Quando sento dire che i voti negativi non servono, mi ricordo che invece a me sono serviti tantissimo. Con il senno di poi ho capito che lavorando sui miei 5, ma anche su qualche 4, ho imparato dove sbagliavo e ho trovato lo spazio per il mio miglioramento. Il mio esigentissimo professore di italiano e latino non me ne faceva passare una: mi metteva sfilze di 5, non gli andava mai bene niente, ma lui mi ha aiutato a crescere, a diventare più maturo e anche a studiare con più consapevolezza, con più spirito critico. E lo ha fatto a forza di 5”.
“I ragazzi apprezzano molto l’adulto che fa l’adulto, non quello che fa il compagnone. Ci sono molti colleghi che scelgono la strada di proporsi come ‘compagnoni’, e pensano che un modo per farsi stimare dai ragazzi sia non mettere mai le insufficienze. Io invece vedo che i ragazzi finiscono per rispettare di più l’insegnante che quando deve mette un’insufficienza, che ovviamente dev’essere spiegata, e a quel punto si genera spesso una reazione positiva, ma comunque si crea una stima sulla base che l’adulto fa l’adulto ed è anche onesto nel suo modo di porsi con loro”, ha aggiunto.
“Sicuramente sono un insegnante esigente, ma non pretendo la luna dai miei studenti, nel senso che se capisco che uno studente mi può dare 100 gli chiedo 100, se uno studente mi può dare 50 gli chiedo 50. E questa è una cosa fondamentale da capire, secondo me”.
E, sul rapporto tra docenti e genitori: “C’è un rapporto che si è un po’ distorto tra insegnanti e genitori, anche a causa dell’introduzione del registro elettronico che ha reso tutto immediatamente controllabile. Per esempio, marinare la scuola oggi è impossibile, perché vieni immediatamente segnalato, così come è impossibile falsificare i voti, per esempio. Quindi il controllo dello studente-figlio è totale. Però questo strumento ha anche altri effetti: ci sono genitori che al primo 6- o 5,5 iniziano a mandare mail all’insegnante chiedendo chiarimenti e confronti. Ma ci sono anche genitori che questo registro proprio non lo guardano e lo lasciano in mano ai figli. Quindi noi ci ritroviamo a barcamenarci o con genitori ansiosi, iper presenti e a volte pure contestatori, oppure con genitori totalmente assenti. Il vero punto però è che il percorso educativo e scolastico di un ragazzo dovrebbe basarsi anche sulla fiducia tra genitori e insegnanti che dovrebbero essere legati da una sorta di patto educativo. Questa cosa oggi è sempre più difficile: molti genitori non si fidano più degli insegnanti, e molti insegnanti non si fidano più dei genitori”.
“Tutto quello che funziona oggi nella scuola, funziona grazie al lavoro di tanti insegnanti di buona volontà, che nonostante lo stipendio misero, fanno miracoli ogni giorno. Poi certo, ci sono anche docenti non bravi, ma quelli che si impegnano sono tanti. Poi, sicuramente, andrebbe raccontato di più, nella scuola italiana funziona benissimo l’inclusione. I bambini e i ragazzi disabili, per esempio, sono completamente integrati nella comunità scolastica. Una cosa che, in scuole di altri paesi del mondo, che vengono spesso citati come esempio a cui tendere, come ad esempio la Finlandia, non esiste. Per la scuola italiana nessuno è diverso, o meglio: tutti sono diversi, ma si va avanti tutti insieme e questa è una grande cosa”, ha concluso Maggi.