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Dal Recovery Fund 209 miliardi per la ripresa dell’Italia, almeno il 10% alla scuola ma non per gli stipendi

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Dopo un vertice straordinario Ue durato quattro giorni e cinque ore e mezzo, che ha battuto tutti i record entrando nel libro dei primati come il più lungo della storia dell’Unione europea, è stato raggiunto a Bruxelles l’accordo sul Recovery Fund con un piano di rilancio importante che si andrà a ‘spalmare’ nel bilancio 2021-2027: sono stati stanziati ben 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di sussidi, per un bilancio complessivo fissato a 1.074 miliardi.

Quanti soldi arriveranno

“Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo”, ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

Il Recovery fund “che abbiamo approvato – ha continuato Conte – è davvero molto consistente: 750 miliardi, dei quali una buona parte andrà all’Italia. Il 28%: parliamo di 209 miliardi. Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen”. I 209 miliardi saranno così ripartiti: 127 miliardi sotto forma di prestiti e 82 di sussidi.

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Sassoli: accordo senza precedenti

“Accordo senza precedenti fra governi per risollevare l’economia europea. Adesso al lavoro per migliorare gli strumenti, senza rinunciare” a un quadro finanziario pluriennale “più ambizioso e a certezze su risorse proprie. Il Parlamento Ue lavorerà nell’interesse dei cittadini europei”, si legge in un tweet del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

Dadone: grazie Giuseppe!

“Dopo gli ultimi sviluppi nessuno l’avrebbe mai detto, ma Conte ce l’ha fatta! È il presidente di tutti gli italiani, grazie Giuseppe!”, ha detto la ministra della PA, Fabiana Dadone, su Facebook, dopo l’intesa a Bruxelles.

Renzi: no sussidi

“Adesso spendiamo bene questi soldi” del Recovery fund: “lavoro, non sussidi. Crescita, non assistenzialismo. Infrastrutture, non ideologia”, ha commentato a caldo, su Facebook, il leader di Italia viva Matteo Renzi.

Salvini: no lacrime e sangue

Attendista si dichiara il leader della Lega Matteo Salvini. “Andremo insieme da Conte a difendere i diritti degli italiani. Noi – ha detto il leghista – chiederemo precise garanzie che non ci siano riforme alla Jobs Act, alla legge Fornero o la patrimoniale. Chiederemo che il ricorso al Recovery Fund non comporti lacrime e sangue. Quindi prima ci invita e prima ci andiamo”.

“Abbiamo ottenuto un prestito dall’Europa, noi vigileremo che non significhi nuove tasse. La prima che vogliono far mettere è la plastic tax, che significa far saltare 20 mila posti di lavoro”.

Azzolina: una parte andrà all’istruzione

Decisamente diversa la reazione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: a Bologna, la titolare del MI ha inviato “i complimenti al presidente del Consiglio dei Ministri che ha fatto un grandissimo lavoro. Con molta perseveranza ha tenuto alta la bandiera italiana in Europa, restituendoci un’idea più unita e più compatta di Europa”.

Secondo la ministra dell’Istruzione, i fondi del Recovery Fund saranno convogliati anche sulla scuola. “Questi soldi sono importantissimi, lo saranno anche per la scuola: una parte andrà all’istruzione, andrà nella direzione di diminuire il numero di alunni per classe e di fare un investimento in edilizia scolastica”.

Il concetto era stato espresso da Lucia Azzolina anche qualche giorno fa, quando ha detto che “per ridurre il numero di alunni nelle classi servono fondi e tempo: per farlo utilizzeremo il Recovery fund”.

Il M5S: siamo fieri

La destinazione a favore della scuola è stata indicata anche dai deputati del M5S in commissione Cultura a Montecitorio. “Al centro del Recovery Plan, come ha dichiarato lo stesso Conte, ci saranno la scuola, l’università e la ricerca. Ne siamo fieri”, hanno detto: “non abbiamo mai smesso di credere che puntare su istruzione, cultura, formazione fosse non solo possibile in un periodo come questo, ma anche prioritario per dare un futuro più sereno e più prospero al Paese. E ciò in cui abbiamo creduto, e per cui ci siamo impegnati da subito, l’abbiamo ottenuto”.

In effetti, la destinazione naturale dei fondi europei per “varie aree come il sociale, l’occupazione, l’istruzione, la ricerca e innovazione e la salute, ma anche aree legate al business environment come la pubblica amministrazione e il settore finanziario” era indicato anche in un documento ufficiale dell’esecutivo europeo di fine maggio nel quale si elencavano le “voci” primarie da rilanciare nei Paesi membri più in difficoltà.

Conte: Italia più digitale, più innovativa

La scuola è stata citata dallo stesso premier Giuseppe Conte, sempre nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

“Abbiamo la concreta possibilità di raggiungere un’Italia più verde, più digitale, più innovativa, più sostenibile, più inclusiva. Di investire nella scuola, nell’università, nella ricerca, nelle infrastrutture”.

Quanti soldi alla scuola

La domanda, a questo punto, è: quanti degli oltre 200 miliardi andranno alla scuola? L’Anief ha chiesto che “almeno 25 miliardi siano spesi per scuola, università e ricerca, così da ridefinire nei prossimi sette anni gli organici, eliminare il precariato, valorizzare il personale, aggiornare le strutture e creare le condizioni per lo sviluppo del Paese. Tutto ciò deve essere portato subito ai tavoli per scrivere la legge di Bilancio”. 

Ammesso che oltre il 10% di fondi di “salvataggio” Ue vadano alla scuola, questi saranno destinati, ad esempio, al rinnovo delle infrastrutture scolastiche, alla digitalizzazione, all’acquisto di arredi moderni.

Non dovrebbe essere invece possibile destinare i fondi del Recovery Fund per rinfrancare i magri stipendi del personale: per quelli, dovrà intervenire direttamente il Mef. Lo stesso ministero dell’Economia che, però, negli ultimi anni ha sempre frenato un adeguato rinnovo contrattuale, collaborando non poco all’attuale inadeguato compenso annuo per docenti e Ata che rispetto a Paesi come la Germania e del Nord Europa è praticamente dimezzato.

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