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Il “taglione” del Governo cancella 40.000 cattedre, salvi solo i prof di religione

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Si riaccende la polemica sulle eccessive tutele per gli insegnanti di religione cattolica. Stavolta a scatenarla sono state le riduzioni generalizzate del personale scolastico contenute nel dossier, pubblicato dal Miur, ‘La scuola statale: sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010’. Come preventivato, all’inizio dell’anno scolastico 2009/10, dopo la prima tranche del triennio di “razionalizzazione” previsto dalla Legge 133/08, il numero di docenti in servizio si è ridimensionato di 40.384 posti: se nel 2008 erano 835.726, l’anno successivo i docenti della scuola italiana sono scesi a 795.342 (-4,8%). Nello stesso periodo anche gli Ata si sono ridotti, passando da 245.275 a 231.118, facendo registrare 14.157 posti in meno (che corrisponde ad un -5,8%). Complessivamente, proprio come indicato dalla Finanziaria di due anni fa, il personale della scuola si è ridotto di oltre 55mila unità, passando dai 1.094.255 del 2008 ai 1.039.102 dello scorso anno.
L’unica categoria tra gli insegnanti italiani che ha fatto registrare un aumento, a seguito dell’incremento di posti a tempo determinato, è stata quella dei prof di religione: all’inizio dell’anno scolastico 2009/10 erano 26.326 (395 in più dell’anno precedente). È significavo, per comprendere, la portata dell’operazione, che anche i posti come insegnante di sostegno (da diversi anni in perenne incremento) siano diminuiti di quasi 1.550 unità rispetto a 12 mesi prima.
Alle critiche, più o meno velate, apparse su alcuni quotidiani per l’ennesima corsi preferenziale che il Governo continuerebbe a mantenere per i docenti di religione, ha cercato di rispondere Nicola Incampo, insegnante di religione cattolica e responsabile del sito CulturaCattolica.it, secondo cui da questa situazione si trae un miglioramento generalizzato della didattica perché verrebbero date più opportunità di approfondimento agli alunni della scuola d’infanzia e della primaria: Incampo ha voluto, in particolare, rispondere per le rime al quotidiano “Repubblica”, secondo cui il crescere delle cattedre da assegnare a docenti individuati "dal vescovo" appare "in netta controtendenza col taglio delle classi e con il lento ma graduale spopolamento delle aule".
Nello spiegare che il dato dell’aumento non può riguardare le scuole medie e superiori, dove "se ci sono 4.000 classi in meno ci sono necessariamente 4.000 ore in meno di religione cattolica", Incampo si sofferma sul fatto che gli incrementi riguardano " solamente la scuola elementare e la scuola dell‘infanzia", per le quali"la revisione del Concordato del 1984 ha previsto che il maestro non fosse più obbligato a insegnare religione, ma", laddove il ‘maestro’"volesse impartire detto insegnamento, avrebbe dovuto dichiarare la propria disponibilità all’inizio di ogni anno scolastico".
Già dall’anno scorso, con l’entrata in vigore della riforma della primaria, nelle classi dove il maestro dichiarava la propria indisponibilità all’insegnamento della religione cattolica entrava lo specialista di religione cattolica. "Ma la stessa norma – sottolinea Incampo – prevede che il maestro che ha dichiarato la non disponibilità a svolgere religione cattolica, faccia altro e possibilmente nella stessa classe". Per l’esperto è questo il surplus di offerta formativa: "nelle classi dove la religione cattolica viene impartita da insegnanti di religione specialisti hanno due ore di compresenza, cioè hanno più risorse da spendere nella propria classe e nella propria scuola. In conclusione – conclude il docente – mi verrebbe da dire grazie a questi insegnanti".

In merito a questo artricolo abbiamo ricevuto un comunicato stampa da parte di Orazio Ruscica, segretario nazionale dello Snadir, (Sindacato nazionale degli insegnanti di religione) che di seguito riportiamo:

L’articolo di Salvo Intravaia pubblicato sul sito di "Repubblica" afferma che in netta controtendenza con "il taglio delle classi e con il lento  ma graduale spopolamento delle aule" aumentano i docenti di religione individuati dal Vescovo. Inoltre dichiara che il numero dei docenti di religione "è cresciuto fino ad arrivare alla cifra record di 26.326 unità".
Andiamo con ordine. Ricordiamo a Intravaia che il docente di religione di ruolo è doppiamente qualificato. Infatti gli studenti si ritrovano un docente verificato sia dal Vescovo che dallo Stato italiano, che ha sottoposto ad un concorso ordinario i docenti da immettere in ruolo.
La cifra data dall’articolista, poi, di 26.326 unità non coincide neppure lontanamente con i dati prodotti dal decreto interministeriale che stabilisce per l’anno scolastico 2009/2010 il numero dei posti (di ruolo e non di ruolo) per l’insegnamento della religione nella misura di 23.238 unità.
Inoltre, se andiamo a leggere la fonte da cui trae i dati "La scuola statale – sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010" ci accorgiamo che per l’anno scolastico 2009/2010 il numero dei docenti di religione di ruolo è di 13.880 unità. Quindi rispetto ai 14.332 immessi in ruolo ne mancano 452, derivanti dai pensionamenti. Per essere precisi, allora occorre dire che tutto il personale della scuola – compresi i docenti di religione – ha subito i tagli; i docenti di religione inoltre hanno dovuto subire la mancata immissione in ruolo di personale fino alla copertura dell’organico spettante.
Insomma Intravaia crede e vuole far credere alla favola che gli unici a non essere colpiti dai tagli sono i docenti di religione. Certo ognuno è libero di credere alle leggende, ma chi è ragionevole sa bene che a una diminuzione di classi corrisponde inevitabilmente una diminuzione di cattedre di religione.
Orazio Ruscica