Home Politica scolastica Imu-attività didattiche. I temi che “scottano”

Imu-attività didattiche. I temi che “scottano”

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Il Regolamento individua i requisiti, generali e di settore, per qualificare le attività di cui alla lett. i) del comma 1 dell’art. 7 del D. Lgs. n. 504 del 1992, come svolte con modalità non commerciali.

Il regolamento 200/2012 stabilisce, inoltre, che le scuole pubbliche statali non sono tenute al pagamento dell’IMU, le scuole pubbliche paritarie se non erogate a titolo gratuito o con un prezzo simbolico devono versare l’IMU. Il Consiglio di Stato fa riferimento ai principi europei senza riuscire ad esplicitarli sino in fondo.

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Il Regolamento applica in modo erroneo i principi europei e la parità scolastica, non tenendo conto del fatto che in Italia non esiste forma di aiuto statale per le scuole pubbliche paritarie, come avviene in Europa. La natura non economica dell’istruzione pubblica non viene in linea di principio contraddetta dal fatto che talvolta gli alunni o i loro genitori debbano versare tasse scolastiche o di iscrizione, che contribuiscono ai costi di esercizio del sistema scolastico, purché tali contributi finanziari coprano solo una frazione del costo effettivo del servizio e non possano, pertanto, considerarsi una retribuzione del servizio prestato.

Il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali.  Quanto effettivamente costa il servizio alle scuole pubbliche – statali e paritarie?. Di conseguenza il Decreto IMU per gli enti non commerciali schiera un parametro inedito, quello del costo medio per studente.

Si legge sul sito del Ministero “Se il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al costo medio per studente (CMS) la scuola paritaria è esente dall’IMU”.

Per ulteriori approfondimenti si veda lo studio sulla questione effettuato dall’autrice

Studio Imu – Scuola