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In Cile divampa la proteste studentesca contro i tagli all’istruzione

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Divampa la protesta degli studenti cileni contro i tagli all’istruzione pubblica: il 5 agosto, durante una manifestazione a Santiago, le forze dell’ordine cilene hanno respinto con idranti e gas lacrimogeni la contestazione di migliaia di giovani, barricati dietro sfilze di pneumatici bruciati, che hanno mandato il traffico in tilt. Alla fine della giornata si contavano 14 feriti ed oltre 500 arresti. Centinaia di dimostranti hanno successivamente occupato un’emittente televisiva cilena, Chilevision, protesta rientrata soltanto dopo che i produttori hanno accettato di leggere in onda un loro messaggio. Ed in diverse zone della città i manifestanti continuano a mantenere
“Ci sono dei limiti e siamo andati oltre”, ha accusato il portavoce dell’esecutivo, Andres Chadwick, in un intervento radiofonico, alludendo alle proteste organizzate negli ultimi mesi. “Gli studenti non hanno la proprietà delle strade”, ha aggiunto.
Le proteste si sono scatenate quando il presidente Sebastian Pinera ha annunciato vasti tagli alla spesa a inizio anno, malgrado il Paese avesse una delle economie più in crescita di tutta l’America Latina. Il Cile dedica attualmente il 4,4% del prodotto interno lordo all’istruzione, ben al di sotto del 7% raccomandato dall’Unesco. Gli studenti in Cile chiedono che il governo nazionale assuma il controllo del sistema scolastico pubblico, di cui si servono tre milioni e mezzo di ragazzi. Un sistema che secondo gli studenti è sottofinanziato e profondamente iniquo. Gli studenti hanno quindi annunciato uno sciopero nazionale ed ulteriori cortei: al loro fianco stavolta ci saranno anche molti docenti.
Attestati di solidarietà nei confronti degli studenti cileni sono giunti anche dai “colleghi” universitari italiani: secondo Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari, “non sarà un Governo che frena con la violenza la voglia di istruzione pubblica, libera e democratica a fermare migliaia di studenti cileni che sono scesi in piazza per il futuro di un’intera nazione, partendo da un’università socialmente giusta”.
I nostri universitari hanno speso parole di elogio per l’operato della Federazione studentesca cilena, tra le più attive da mesi nel chiedere un sistema di istruzione non più elitario ma aperto e accessibile a tutti. “Come studenti italiani – ha spiegato il rappresentante Udu – siamo solidali e vicini a tutta la Fech e a tutti gli studenti cileni scesi in piazza in questi mesi. Ovunque ci sia una piazza studentesca mobilitata per un’università migliore e per tutelare i diritti degli studenti è come se, idealmente, scendessimo in piazza anche noi. Per questo i nostri coetanei cileni – ha  concluso Orezzi – hanno la nostra solidarietà e quella di tutti gli studenti italiani”.