Troppi precari hanno fatto ricorso per avere la Carta Docente al Tar Piemonte: a dirlo, come riporta La Repubblica, Raffaele Prosperi, presidente del tribunale amministrativo regionale. Nel 2025 ci sono stati oltre 2mila ricorsi per avere il bonus.
I dati sono stati presentati all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar, che si è svolta ieri, 5 marzo, nell’aula magna di Palazzo Arsenale, a Torino. L’anno scorso i giudici amministrativi hanno ricevuto 3.620 ricorsi, quasi il doppio del 1.969 del ‘24 e il triplo degli anni precedenti.
“Impressionante aumento del contenzioso, intorno al 200%, ma in grande parte fittizio” proprio a causa delle cause intentate dagli insegnanti precari che hanno vinto le cause al tribunale del lavoro per ottenere il bonus di 500 euro destinato alla loro formazione professionale, perché la Corte di giustizia europea ha stabilito che ne ha diritto anche chi non è di ruolo”.
Tutti i suddetti precari sono poi costretti a rivolgersi al Tar per vedersi riconosciuta la somma, come ricostruisce Prosperi: “Li ha avuti tutti in carico la nostra terza sezione, dovendo così affrontare un lavoro con un carico intellettuale pari a zero per i magistrati che li stanno smaltendo – è l’unico termine che trovo adatto – per rimediare a una mancata corresponsione e a una conseguente mancata esecuzione del giudicato dei tribunali civili”.
“Ci si domanda come gli uffici del Ministero dell’Istruzione, dopo anni, non siano giunti a definire questa questione, che vede fortemente danneggiati gli uffici pubblici e l’erario. Non si è ancora riusciti a ottenere una risposta definitiva: il problema continua in maniera ancora più aggravata, anche se negli ultimissimi mesi qualche luce sembra apparire all’orizzonte. Sembra che il Ministero si stia organizzando per pagare, un ‘segnale di fumo’ che speriamo ci faccia tornare alla normalità”.
“Lascio immaginare il peso amministrativo costituito da 2.225 ricorsi a fronte di altri 1.390 ‘ordinari’: è un lavoro mostruoso e scontato, come un’infinita catena di montaggio. Nella relazione dello scorso anno si era cercato di consigliare a chi è titolare dei poteri normativi, ed eventualmente anche alle forze sindacali, di trovare un rimedio per l’attribuzione di questi 500 euro annuali”.
Ci siamo: la Carta Docente, attesa da migliaia di insegnanti e rimasta inutilizzabile dallo scorso 31 agosto, sarà attivata il 9 marzo e varrà di 383 euro. Per la prima volta, anche visti i numerosi ricorsi dei precari, è stata estesa anche ai supplenti al 30 giugno e al 31 agosto.
Ecco cosa cambia, come avevamo anticipato.
L’apertura della Carta del docente ai supplenti annuali, anche con contratto in scadenza 30 giugno, ha solo ridotto il problema dei ricorsi: negli ultimi anni, decine di migliaia di precari, quasi sempre supportati dai sindacati, si sono infatti rivolti al giudice del lavoro che in altissimo numero dato loro ragione, anche perché nel frattempo Consiglio di Stato, Corte di giustizia europea e Cassazione hanno formulato giudizi di condanna verso il legislatore della Buona Scuola del 2015, vero artefice del vulnus.
La questione è tutt’altro che risolta, perché la novità dell’allargamento per legge della platea dei beneficiari, motivo della riduzione da 500 euro l’anno a 38, è risolutiva solo a partire dall’anno scolastico 2025/26: per gli anni passati, infatti, i supplenti continueranno a presentare ricorso.
La norma dice che si può andare a ritroso fino a cinque anni dall’ultima stipula di contratto: quindi, ogni precario ha la possibilità di recuperare sino a 2.500 euro. Che per lo Stato diventano molti di più, perché il Ministero quando soccombe (praticamente 99 volte su 100) deve anche pagare le spese di processo, gli interessi e i costi per l’operato dei legali.