Gli italiani vivono a lungo, in media più di 84 anni, ma in confronto ai loro “cugini” europei risultano sempre più poveri: a dirlo è il Rapporto dell’Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2024, pubblicato alcuni giorni fa e di cui ci siamo già occupati.
Partiamo dalle buone notizie: l’anno scorso, l’aspettativa di vita alla nascita si è attestata a 84,1 anni, contro una media dell’Unione europea di 81,7 anni; quasi due anni e mezzo in più non sono pochi e collocano il nostro Paese al primo posto nell’Ue.
Le motivazioni del primato non sono riconducibili ad una caratteristica tutta italiana, ma possono definirsi multifattoriali: certamente ad incidere è la dieta mediterranea, ma anche le nostre reti familiari, per tradizione coese, poi c’è il clima temperato e non ultimo l’accesso diffuso, aperto a tutti, alle cure primarie attraverso la sanità pubblica.
L’Italia stacca gli altri anche sul fronte del tasso di omicidi: nel nostro Paese risulta tra i più bassi d’Europa (0,6 ogni 100.000 abitanti contro 0,9 Ue27).
C’è poi il sovraccarico del costo dell’abitazione, che colloca gli italiani in vantaggio, 3,1 punti percentuali al di sotto della media europea (8,2%).
Da qui in poi, però, iniziano le note stonate. Se si guardano i 39 indicatori esaminati dall’Istat, 22 dei quali disponibili anche distinti per genere, si scopre che la media è negativa per l’Italia per due terzi.
Anche nel campo dell‘istruzione e formazione: se si guarda al 2024 le cose non vanno male. Perché, scrive l’Istat, in Italia “migliora la partecipazione al sistema educativo e formativo: aumentano le persone con almeno il diploma (dal 65,5% al 66,7%), i giovani di 25-34 anni laureati e con altri titoli terziari (dal 30,6% al 31,6%), il passaggio dei diplomati all’università (dal 51,7% al 52,4%). Crescono la partecipazione culturale fuori casa (donne in primis) e la frequentazione delle biblioteche; diminuiscono i NEET (Neither in Employment nor in Education and Training – giovani che non lavorano e non studiano), anche se il tasso rimane molto alto, soprattutto tra le donne, e coloro che abbandonano la scuola con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado”.
Malgrado questo, però, il Belpaese si piazza nelle ultime posizioni per diplomati e laureati, con appena il 31,6% dei 25-34enni laureati, contro il 44,1% nell’Ue27 e il 66,7% delle persone di 25-64 anni con un diploma di scuola secondaria di secondo grado (80,5% Ue27).
E la percentuale di lavoratori con formazione universitaria nelle professioni scientifico-tecnologiche è inferiore di 7,4 punti rispetto alla media europea (il 26,7% Italia contro il 34,1% Ue27).
Per quanto riguarda l’innovazione, poi, l’Italia investe meno in ricerca e sviluppo (1,37% del Pil, contro il 2,22% dell’Ue27).
A preoccupare di più per le condizioni degli italiani è però il rischio di povertà: un fattore che appartiene al 18,9% della popolazione, rispetto al 16,2% della media Ue e la disuguaglianza del reddito netto è anche più alta (5,5% contro il 4,7% di media dell’Unione europea).
In compenso, migliora l’indice di disuguaglianza del reddito netto nel lungo periodo: il rapporto fra il reddito del 20% della popolazione italiana con il reddito più alto e quello del 20% con il reddito più basso si riduce da 5,8 nel 2014 a 5,5 nel 2023.
Sempre rispetto al contesto europeo, l’Italia presenta “significativi svantaggi” nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 67,1%, pari a 8,7 punti sotto la media Ue27. E il gap si allarga tra le donne italiane, tra le quali il tasso scende al 57,4% in Italia contro il 70,8% dell’Unione europea.
L’alto tasso di disoccupazione e le difficoltà ad arrivare a fine mese sono probabilmente tra le spinte maggiori a portare fuori dall’Italia tanti giovani. Il rapporto Cnel ‘L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati’, pubblicato a fine dicembre, ha rivelato in Italia tra il 2011 e il 2024 sono emigrati 630mila giovani (18-34enni), il 49% dalle regioni del Nord e il 35% dal Mezzogiorno: complessivamente, si tratta del 7% dei giovani residenti in Italia nel 2024.
Solo nel 2024 i giovani che hanno lasciato l’Italia sono stati 78mila. Il saldo al netto degli immigrati è pari a -61mila.
La prima destinazione dei giovani italiani emigrati, scrive Adnkronos, è il Regno Unito, con una quota pari al 26,5%. La seconda è la Germania, con il 21,2% e a seguire Svizzera (13,0%), Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).
Le percentuali variano molto tra le diverse Regioni italiane. Quasi la metà degli altoatesini vanno in Austria e oltre un quarto in Germania. Dal Meridione si parte soprattutto per la Germania (30,4%, con 39,1% dalla Sicilia) e il Regno Unito (24,5%), poi in Svizzera (12,6%).