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Aggiornato il 17.12.2025
alle 16:28

In pensione già da anziani, il Governo Meloni alza ancora l’asticella. Cgil: 46 anni e 3 mesi di contributi se si riscatta la laurea

L’ultima “stretta” sulle pensioni decisa dal Governo Meloni non piace proprio ad opposizione politica e sindacati: l’uscita dal mondo del lavoro, del resto, diventa una prova di resistenza, con l’innalzamento dell’età anagrafica (via quasi a 67 anni e mezzo), la penalizzazione per chi anticipa, che avrà i primi soldi dell’assegno della pensione di anzianità solo dopo 6 mesi, e per chi ha riscattato la laurea breve, che in termini di contributi (utili per accedere alla pensione anticipata di anzianità) varrà molto meno del periodo effettivamente passati sui libri universitari.

Secondo i capigruppo del M5s nelle commissioni Lavoro Mariolina Castellone e Dario Carotenuto, “l’esecutivo sferra ora un attacco grave e intollerabile al riscatto della laurea escludendo fino a 30 mesi l’anzianità contributiva riscattata per il corso di studi universitario ai fini del raggiungimento della pensione anticipata, un emendamento che punisce i laureati e vanifica il costo sostenuto dai lavoratori per il riscatto”.

“Non pago di ciò – riprendono – il Governo” raddoppia “il periodo di attesa tra la maturazione del diritto e l’effettivo incasso della prima rata di pensione: è un odioso espediente contabile, che grava sui bilanci familiari di chi ha terminato la carriera e ha pieno diritto all’assegno”.

Quella di oggi, ha detto Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd, “è la smentita più clamorosa delle promesse elettorali della destra. Dovevano smontare la riforma Fornero, l’hanno rafforzata all’ennesima potenza, scaricando i costi dell’aggiustamento dei conti pubblici sulle pensioni. È una scelta ingiusta e sbagliata: non si fa cassa sui diritti di chi lavora”.

Con queste scelte – dichiara la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione – l’Esecutivo riesce in un’impresa clamorosa, quella di superare persino la legge Monti-Fornero, rendendo il sistema previdenziale ancor più rigido, ingiusto e punitivo: considerando anche l’adeguamento alla speranza di vita che il Governo ha scelto di non bloccare, porta l’accesso alla pensione anticipata a 43 anni e 9 mesi di contribuzione nel 2035, smentendo nei fatti le promesse fatte a lavoratrici e lavoratori. Altro che flessibilità”.

A proposito della “penalizzazione del riscatto degli anni di studio”, la Cgil parla di “misura retroattiva e con evidenti profili di incostituzionalità: contributi regolarmente pagati non produrranno più pieni effetti previdenziali ai fini dell’accesso alla pensione anticipata”, perché “una lavoratrice o un lavoratore che ha riscattato un periodo di studi potrà arrivare addirittura a 46 anni e 3 mesi di contribuzione prima di andare in pensione. Siamo alla follia”.

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