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Aggiornato il 17.12.2025
alle 21:20

Manovra, andare in pensione diventa una prova di resistenza: via a 67 anni e mezzo, chi anticipa pagato dopo 6 mesi, laurea breve sgonfiata

Andare in pensione prima di 67 anni e tre mesi di età diventerà molto difficile. Anzi, tra non molto i requisiti di accesso anagrafico passeranno molto probabilmente a 67 anni e mezzo.

Certo, c’è chi riuscirà a lasciare prima. Ma a costo di non indifferenti sacrifici sull’assegno di pensionamento (vedi Ape Sociale e soprattutto Opzione Donna). E adesso il Governo escogita anche altre modalità penalizzanti: chi dovesse anticipare i tempi di uscita dal lavoro, attraverso ad esempio la pensione di anzianità, dovrà attendere tantissimo tempo per vedersi assegnare l’assegno di quiescenza.

Delle disposizioni incluse nell’articolo 43 del maxi-emendamento governativo da 3,5 miliardi, presentato in queste ore per chiudere la partita della Manovra, prevede che a partire dal 2032 aumenterà in modo crescente l’arco di tempo che compone la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero il tempo di attesa a cui è sottoposto il neo pensionato  prima di ricevere la l’assegno di quiescenza: ebbene, secondo le anticipazioni battute il 16 dicembre dalle agenzie di stampa, i pensionandi dovranno attendere dai 3 mesi ora previsti, a 4 mesi nel 2032 e poi progressivamente a cinque mesi nell’anno successivo, fino a  6 mesi dal 2034.

Una seconda “stretta” sulle pensioni anticipate prevede poi la riduzione degli effetti per coloro che hanno riscattato la laurea breve. Di fatto, i mesi della laurea triennale riscattati varranno meno quando verranno riconosciuti come contributi utili ai fini dell’anticipo: un taglio – scrive l’agenzia Ansa – di sei mesi il primo anno e poi, 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi per chi matura i requisiti nel 2034 e 30 mesi per chi li matura nel 2035.

Insomma, al terzo anno di Governo Meloni uno dei cavalli di battaglia della Lega, l’abbattimento della Legge Fornero, si scioglie come neve al sole di fronte alla reale esigenza di far quadrare i conti dello Stato e salvaguardare le casse dell’Inps: alla doppia disposizione odierna, infatti, va sommata anche la decisione, di alcune settimane fa, di innalzare nell’arco di un biennio, sempre con la Manovra in via di approvazione, per (quasi) tutti di tre mesi l’accesso al pensionamento. Con la prospettiva reale di arrivare, nel 2029, addirittura a 67 anni e mezzo.

A conti fatti, come abbiamo avuto già modo di scrivere, se per i primi tre anni di Governo Meloni si è di fatto “traccheggiato”, spostando appena più in alto l’asticella dei requisiti per lasciare il lavoro, con la Legge di Bilancio 2026 si è deciso di fare peggio della Legge Fornero.

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