Nella puntata di Report andata in onda domenica 25 gennaio è stato affrontato il tema del Tirocinio Formativo Attivo (TFA) per il sostegno, con particolare riferimento a un’università del Lazio meridionale finita al centro di un’indagine giudiziaria.
L’ateneo in questione aveva avviato il corso TFA circa dieci anni fa, in un periodo caratterizzato da gravi difficoltà finanziarie, con un disavanzo di bilancio superiore ai 40 milioni di euro. Nell’ambito di un piano di risanamento, l’università decise di investire in modo significativo sul TFA. Il percorso venne organizzato con lezioni concentrate esclusivamente nella giornata di sabato, una modalità che consentì la partecipazione di corsisti provenienti da diverse regioni italiane.
Nel tempo il corso ha registrato un’elevata adesione, diventando una delle principali fonti di entrata per l’ateneo. Il sistema di selezione prevedeva prove preselettive, scritte e orali, come stabilito dalla normativa nazionale.
Il 14 gennaio 2025 la Procura competente ha avviato un’inchiesta ipotizzando irregolarità nello svolgimento delle prove di accesso al TFA. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe esistito un meccanismo che permetteva ad alcuni candidati di superare le selezioni previo pagamento di somme di denaro. L’indagine riguarda presunti passaggi di informazioni riservate relative alle domande e agli argomenti delle prove d’esame.
Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti figurano intercettazioni telefoniche e messaggi scambiati tra gli indagati. In alcune conversazioni si farebbe riferimento a contenuti che, secondo la Guardia di Finanza, sarebbero riconducibili alle tracce d’esame. Le persone coinvolte respingono le accuse, sostenendo che le prove vengano predisposte il giorno stesso degli esami da una società esterna e trasmesse in modalità criptata, rendendo impossibile qualsiasi divulgazione anticipata.
L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità individuali e l’effettiva sussistenza dei fatti contestati dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti. Nel frattempo, il caso ha riacceso il dibattito sul sistema di accesso ai percorsi di abilitazione per il sostegno e sui meccanismi di controllo all’interno delle università.