La condivisione del tempo e degli spazi con il gruppo dei coetanei è considerato un fattore determinante per il successo dei percorsi educativi inclusivi e per la prevenzione dell’isolamento. Gli ultimi dati ISTAT mostrano un quadro in evoluzione: se da un lato la maggior parte dell’orario scolastico viene vissuta all’interno della classe, dall’altro permangono differenze significative legate al grado di autonomia dello studente e alla ripartizione geografica.
In media, un alunno con disabilità trascorre 28,6 ore settimanali all’interno della classe insieme ai propri compagni. Le attività didattiche svolte esclusivamente con l’insegnante per il sostegno al di fuori dell’aula comune riguardano una parte residuale dell’orario, pari a circa 2,9 ore settimanali.
Tuttavia, questo equilibrio muta drasticamente quando si considerano gli studenti con forti limitazioni nell’autonomia (ovvero coloro che hanno difficoltà nello spostarsi, mangiare, comunicare o curare l’igiene personale). Per questi alunni, il tempo trascorso fuori dalla classe aumenta mediamente di 4,4 ore, arrivando a un totale di 7,3 ore settimanali.
L’analisi territoriale rivela discrepanze marcate, specialmente per i casi di ridotta autonomia:
Anche l’ordine scolastico influisce sulla permanenza nell’aula comune. Nella scuola dell’infanzia, il tempo fuori dalla classe è fisiologicamente più alto (8,2 ore medie, che salgono a 9,6 in caso di gravi limitazioni). Negli altri ordini scolastici, il valore medio per la totalità degli alunni non supera le 3 ore, ma per chi presenta forti limitazioni si registrano picchi di 9 ore nella secondaria di secondo grado e 7,4 ore nella secondaria di primo grado.
Nonostante queste criticità, i dati storici indicano una direzione positiva. Negli ultimi dieci anni si è assistito a una contrazione marcata delle ore trascorse fuori dalla classe nel primo ciclo d’istruzione:
L’inclusione non riguarda solo il “dove”, ma anche il “come” si svolge l’attività didattica. Per circa un quinto degli studenti (19%), l’attività dell’insegnante di sostegno è rivolta esclusivamente all’alunno, senza interazione con il resto della classe, una pratica che può limitare le relazioni tra pari.
Anche la collocazione degli strumenti tecnologici e dei laboratori gioca un ruolo cruciale:
In sintesi, sebbene la scuola italiana stia riducendo progressivamente i momenti di separazione, il livello di autonomia individuale resta ancora il principale spartiacque che definisce quanto un alunno possa effettivamente partecipare alla vita sociale e didattica del gruppo classe.