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20.06.2026

Alunna con disabilità: tribunale impone 11 ore settimanali di istruzione domiciliare; la scuola deve occuparsi quindi di garantire che locali, arredi e attrezzature casalinghe siano idonei?

Farà discutere non poco l’ordinanza del Tribunale di Torino relativa ad una alunna con disabilità per la quale la scuola non aveva pienamente rispettato le indicazioni del PEI.
Per la verità questa non è la prima sentenza del genere, perché già in altre circostanze la giustizia aveva stabilito che le decisioni del GLO in materia di inclusione rappresentano di fatto un vincolo per l’Amministrazione.

In questa circostanza, però, ci sono alcuni aspetti che vale la pena approfondire.
Quello più “strano” riguarda la decisione del GLO di inserire fra le attività previste anche un certo numero di ore di “istruzione domiciliare”; in altri termini il PEI aveva previsto 11 ore settimanali di istruzione domiciliare; la dirigenza della scuola però, per motivi organizzativi, si era limitata a assegnarne solamente 4.
La famiglia ha presentato ricorso e il Tribunale ne ha accolto le ragioni.
La questione meriterebbe di essere approfondita perché i problemi che emergono sono più di uno.
Per esempio: siamo certi che l’abitazione dell’alunna risponda a requisiti minimi in termini di sicurezza ?
E se così non fosse, eventuali spese connesse con la messa a norma di spazi e strutture, a chi dovrebbero essere addebitate, alla famiglia, alla scuola, al Comune, al Ministero?
La verifica quotidiana della funzionalità della struttura dovrebbe essere a carico del docente o del dirigente scolastico?

Tralasciamo ovviamente i problemi legati alla privacy a cui il docente che svolge l’attività di istruzione domiciliare avrebbe comunque diritto, senza però dimenticare che potrebbe anche accadere che il docente debba essere sostituito perché necessita di un periodo di congedo o per altri motivi.
Sulla decisione del Tribunale di garantire pienamente i diritti dell’alunna non c’è ovviamente nulla da ridire, tutt’altro; ben vengano anzi sentenze che vanno nella difesa del diritto allo studio e all’inclusione.
Ciò che non è chiaro è però un punto importante: se qualcosa dovesse “andare storto”, a chi verrebbe attribuita la responsabilità?
Al personale della scuola che di fatto ha dato attuazione alle disposizioni del tribunale?
Ma un giudice superiore, potrebbe far osservare che per applicare la sentenza si sarebbe dovuta prestare qualche cautela in più e che il personale scolastico avrebbe dovuto quindi evitare di mettere in atto ogni singola avvertenza del Tribunale?

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