La pubblicazione delle Nuove Indicazioni per l’Infanzia e il primo ciclo mette i docenti italiani d fronte ad un dilemma etico e professionale di non poco conto: è preferibile obbedire o disobbedire?
E’ Italo Fiorin, pedagogista e direttore della Scuola di Alta Formazione per l’Educazione all’Incontro e alla Solidarietà della Università Lumsa, a porsi questo dubbio. La sua risposta, riportata in un post su Facebook, è molto netta: “Il mio parere è che si debba obbedire a ciò che è prescrittivo, ma bisogna essere consapevoli di quello che, da parte del Ministro, è lecito pretendere e di quanto non lo è”.
E a stabilire cosa sia prescrittivo e cosa non lo sia lo dicono le norme e precisamente la legge 59/97 e il DPR 275/99.
“Questa normativa – afferma Fiorin che nel 2007 aveva coordinato insieme con il professore Mauro Ceruti i lavori per la redazione Indicazioni in vigore in questo momento – ci dice che le Indicazioni sono prescrittive solo riguardo alle finalità generali dell’istruzione, alle competenze e ai relativi obiettivi, e che si devono insegnare le discipline che propongono”.
“Per quanto possa risultare sorprendente – aggiunge Fiorin – le Indicazioni Valditara propongono, proprio come le Indicazioni precedenti, le competenze chiave europee, le competenze disciplinari e i relativi obiettivi, che, pur se spesso malissimo formulati, sono più o meno gli stessi. Sono questi i riferimenti che vanno rispettati. Punto”.
“Le Indicazioni nuove – osserva ancora Italo Fiorin – propongono molte altre cose, da una visione sovranista, identitaria, nostalgica a molteplici suggerimenti contenutistici e metodologici, talvolta prendendo per mano il povero insegnante, evidentemente ritenuto non sufficientemente Magis da saper utilizzare l’autonomia di cui dispone, e bisognoso di essere guidato. Niente vieta di ascoltare questi suggerimenti, di raccogliere le esortazioni e gli auspici degli estensori, di servirsi dei contenuti raccomandati, di inserire nel curricolo Muzio Scevola e la piccola vedetta lombarda, di far studiare a memoria ‘La pioggia nel pineto’. Ma liberi, liberissimi anche, di non farlo. Perché tutto questo non è prescrittivo”.
“Chiamare le Indicazioni ‘Programmi’, come fanno il Ministro, Galli della Loggia, altri membri della commissione, e’ sbagliato – sottolinea il pedagogista – e la differenza sta nel fatto che i Programmi, coerentemente con un sistema scolastico centralista, chiedevano agli insegnanti di venire ‘applicati’. Le Indicazioni, figlie dell’autonomia, non hanno la medesima funzione omologante, ma sono al servizio della valorizzazione della varietà e diversità delle realtà locali. Gli insegnanti non sono più gli ‘applicati’ dei Progammi, ma una comunità di professionisti”.
“Nel testo sottoposto al parere del Consiglio di Stato – continua – era scritto “le Indicazioni sono il curricolo formale”. Errore gravissimo, da matita rossa. Infatti, ora questa frase è, fortunatamente, sparita. L’unico ‘ curricolo formale’ è il curricolo che, viene elaborato dalle singole istituzioni scolastiche nella loro autonomia, proprio come la legge richiede”.
Come conclude Italo Fiorin?
E’ semplice: “Sembrerebbe quasi superfluo invitare ad obbedire alla normativa. La visione culturale, i suggerimenti contenutistici, le raccomandazioni ed esortazioni delle nuove Indicazioni non convincono? Lasciamole a chi le apprezza e le condivide. Ce le proporranno i nuovi libri di testo? Ci saranno pressioni, moral suasion, richiami all’ordine? Possibile, anzi probabile. Ma noi siamo tenuti ad obbedire alla legge. Certo, lo sappiamo, per questo tipo di obbedienza ci vorrà coraggio”.