Nel parere espresso sulle Indicazioni nazionali ulteriormente riviste dal Ministero il Consiglio di Stato si sofferma in particolare sulla questione dell’insegnamento del latino.
Il Consiglio esamina a fondo il problema e parte da una prima osservazione importante, sottolineando che dalla documentazione prodotta dal Ministero risulta che l’insegnamento del latino per educazione linguistica viene considerato “uno strumento metacognitivo potente” che deve costituire “un’opportunità per tutti gli studenti, anche quelli non italofoni”.
“Tale considerazione e l’attribuzione a tale insegnamento delle potenzialità esposte nelle Indicazioni (pagina 43) – osserva però il Consiglio – non consentono di comprendere il motivo per cui esso viene previsto come insegnamento facoltativo”.
In realtà il Ministero aveva già chiarito che “il carattere di facoltatività, anche a regime, riguarda le famiglie degli alunni che, all’atto di iscrizione, potranno decidere se avvalersi o meno di tale disciplina. L’istituzione scolastica ha il dovere di offrire l’insegnamento del LEL a tutti”.
Ma il Consiglio “smonta” questa affermazione del Ministero segnalando che tale considerazione “non trova conferma nello nell’articolo 2, comma 3, dello schema, che configura l’insegnamento del LEL come facoltativo anche per la scuola”
Le Indicazioni usano infatti proprio il verbo “può” nella seguente proposizione: “L’insegnamento del latino per l’educazione linguistica (LEL) può essere avviato, in via di prima applicazione, a partire dalle classi seconde e terze funzionanti nell’anno scolastico 2026/2027, utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa”
La relazione allegata aggiunge poi che “l’intervento regolamentare definisce il nuovo quadro disciplinare di riferimento, pur non modificando gli assetti ordinamentali generali delle scuole interessate. Resta infatti fermo quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89, che definisce i tempi scuola e i quadri orari per l’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado”.
Ciò lascia intendere – aggiunge ancora il Consiglio – che il citato D.P.R.resterebbe non modificato, ma lo stesso schema ne suggerisce la modifica con la locuzione “nelle more” e la relazione illustrativa trasmessa dopo il parere interlocutorio specifica che l’iter della modifica dello stesso D.P.R.“è in fase di avvio”.
Il Consiglio ricorda anche che secondo la relazione sulla Analisi dell’Impatto di Regolamentazione “le istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia, tenuto conto del numero di alunni che opereranno la scelta, dei docenti dell’organico dell’autonomia in possesso della specifica abilitazione e in base allo specifico contesto di riferimento, definiranno puntualmente proprie modalità organizzative, non individuabili a priori ed eventualmente diversificate da scuola a scuola”.
Ma – sottolinea sempre il Consiglio – tali considerazioni “non sembrano dissipare i dubbi in merito all’eventualità di scuole che non dispongano di docenti dell’organico dell’autonomia in possesso della specifica abilitazione”.
E c’è ancora di più perché il Consiglio di Stato fa osservare che secondo la relazione sull’impatto della regolamentazione “l’insegnamento del LEL è previsto nelle nuoveindicazioni nazionali come opzione attivabile in via sperimentale già apartire dall’a.s. 2026/2027 per le classi seconde e terze di scuola secondaria di primo grado, anticipando di un anno l’introduzione a regimedi tale disciplina (…). Tale fase sperimentale è prevista per il solo anno scolastico 2026/2027 poiché il decreto fissa la decorrenza dell’insegnamento del latino per l’educazione linguistica, ancorché opzionale per le famiglie, dall’anno scolastico 2027/2028”.
Ed è qui che arriva una ulteriore puntualizzazione del Consiglio: queste affermazioni non sembrano confortate dal testo dello schema. Infatti esso non reca la fissazione di tale decorrenza, in quanto l’articolo 2,comma 3, si limita a prevedere che: ‘l’insegnamento del latino per l’educazione linguistica (LEL) può essere avviato, in via di prima applicazione, a partire dalle classi seconde e terze funzionanti nell’anno scolastico 2026/2027, utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa, nelle more dell’integrazione del quadro orario settimanale e annuale della scuola secondaria di primo grado, di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89”, senza menzionare l’insegnamento a regime della disciplina.
Insomma, sulla questione dell’insegnamento del latino la confusione sembra notevole: dovrebbe essere “obbligatorio” per la scuola (il testo usa però la parola “può”), ma “facoltativo” per le famiglie; tuttavia le scuole che non hanno a disposizione docenti abilitati non potranno attivarlo; inizialmente potrebbe/dovrebbe essere sperimentale ma non si sa ancora di preciso quando dovrebbe terminare la sperimentazione. Senza considerare che da un lato si afferma che il DPR 89/2009 sul Regolamento del primo ciclo non verrà cambiato ma da qualche altre parte si dice che il Ministero è già al lavoro per introdurre le modifiche necessarie.