Le nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione sono ormai in dirittura d’arrivo. In settimana potrebbe esserci già il decreto ministeriale, così come ha annunciato il ministro Valditara.
Ne parliamo con il professore Antonio Brusa, già docente di didattica della storia all’Università di Bari e presidente della Società Italiana di Didattica della Storia.
Professore, a quanto pare siamo arrivati al capolinea: il ministro Valditara ha annunciato che nei prossimi giorni firmerà il decreto con le Nuove Indicazioni per Infanzia e primo ciclo. Lei come commenta?
Sì, è il regalo del Ministro per il prossimo Natale.
Erano quasi due mesi che ci chiedevamo dove fossero finite le “Nuove Indicazioni”. E adesso, eccole, pronte per essere deposte sotto l’albero, anzi sulla mangiatoria del bue e dell’asinello. Purtroppo, non c’è il presepe in queste Indicazioni, il ministro non avrebbe mancato di annunciarlo.
E cosa c’è invece?
C’è la “triangolazione” fra Gerusalemme, Atene e Roma, a svolgere lo medesima funzione: fondare la cultura dell’Europa.
Cosa intende dire, professore?
Il fine ultimo di queste Indicazioni è chiaro: il documento servirà a fondare “l’identità di un continente”; il Ministro lo ha dichiarato nell’intervista al “Giornale”, forse senza accorgersi che, così, ha messo da parte Galli della Loggia e il suo progetto di insegnare l’Italia.
Ma, parlandone da storico, lei può confermare che esiste l’identità di un continente?
Nel suo entusiasmo identitario, il ministro ha affermato che i continenti hanno una cultura e una propria identità. Un’identità fantasmatica, tuttavia, dal momento che i “continenti” sono una mera invenzione. Lo hanno spiegato per bene Vanoli, Cardini, Valzania. Forse sulle orme del primo, Christian Grataloup, grande studioso di geostoria. Ma queste Indicazioni la geostoria l’hanno abolita, ed è giusto, perciò, che i continenti abbiano una loro identità, per quanto eterea, e che gli studenti italiani cerchino di appropriarsene.
Fra qualche giorno avremo il testo definitivo. Lei cosa si aspetta?
Per ora non sappiamo se sia diverso da quelli che conosciamo e se, in questa edizione finale, la Commissione abbia fatto tesoro di qualche critica. Spero sinceramente che abbia eliminato il fatto che Alessandro Magno ha conquistato il Mediterraneo: ma in tema di invenzioni, forse no, lo hanno conservato.
Teme che ci sarà qualche invenzione?
Si accettano scommesse; temo che si dovrà studiare come Alessandro combatté contro Papirio Cursore e gli altri generali romani, come fantasticava Tito Livio, precorrendo i moderni cultori di storia controfattuale.
Il Ministro garantisce che, finalmente, sparirà la scuola che preferisce spiegare felini preistorici piuttosto che Grecia e Roma.
Mi sembra una profezia facile, dal momento che anche questa è una scuola inventata. Quella realmente esistente dedica in media due paginette ai dinosauri, che non sono niente di fronte alle 240 (medie) di storia greca e romana. Storie che già ora impegnano gran parte delle energie degli insegnanti di quarta e di quinta primaria.
Che sia un’invenzione, il ministro lo sa bene, tali e tanti sono stati gli interventi di studiosi che lo hanno sottolineato.
Ma allora perché il Ministro ripete cose inesistenti?
Gli esperti di invenzioni lo sanno: l’importante è ripeterle, ripeterle, ripeterle. Alla fine, la realtà alternativa vincerà. I dinosauri spariranno dalle scuole italiane e Alessandro Magno riuscirà a conquistare Roma e pure Cartagine.